La Ola (Organizzazione
Lucana Ambientalista) - Coordinamento territoriale e apartitico
di Associazioni, Movimenti, Comitati e Cittadini, chiede alla
Regione l'immediata moratoria delle attività petrolifere
in Basilicata, al fine di consentire di predisporre un piano
di fuoriuscita della regione dalle attività petrolifere
che, come dimostra la Val Basento, è tutt'altro che operazione
facile e sicura.
Non è possibile
ipotecare, come sta facendo la Regione - ribadisce la Ola -
i 2/3 del territorio regionale assoggettandolo agli interessi
esclusivi delle compagnie petrolifere e di quelle dell'energia.
Queste ultime credono ormai di operare in una specie di "deserto
saudita" al quale somiglia sempre più la Basilicata,
in cui vigono regole, servitù e prevalgono metodi da
paesi sottosviluppati. Oltre a pregiudicare le attività
economiche e di uso tradizionale del territorio, le attività
petrolifere continuano a mettere a repentaglio le componenti
naturali, il terreno, l'aria e l'acqua. In particolare la Ola
evidenzia come le compagnie petrolifere, già massicciamente
presenti in Val Basento, in Val d'Agri e nelle valli del Sauro-Camastra,
siano in procinto di chiedere nuove autorizzazioni per la ricerca
e l'estrazione di idrocarburi sulla costa Ionica, nell'area
del Melandro-Platano, nel potentino, a nord della regione e
nell'area del parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane
(e forse anche nel Parco Nazionale del Pollino), checché
ne dica l'Assessore Santochirico, che sembra ignorare l'entità
del fenomeno, almeno a guardare i dati sbagliati da lui stesso
forniti.
Questa grave situazione
è il risultato della sudditanza delle istituzioni sulle
quali agiscono le pressioni ed il ricatto economico ed occupazionale.
Tipico è caso di Corleto Perticara allorquando, per consentire
la realizzazione del Centro Oli Val Camastra, si è ampliato
e cambiata la destinazione d'uso dell'area comunale destinata
in origine agli insediamenti produttivi, ipotecandola per 99
anni e cedendola alla Total in cambio delle onnipresenti "royalties".
E' il caso del Comune di Guardia Perticara (appena 700 abitanti)
dove verrà realizzato in area PIP un mega stoccaggio
di gas e dove già opera una mega discarica chimico-petrolifera
affidata alla Semataf che già accoglie le peggiori specie
di veleni e sostanze inquinanti chissà provenienti da
dove, per le quali di recente la Regione ha autorizzato l'ampliamento
della capacità di trattamento e smaltimento.
Le compagnie Total/Esso/Shell
attendono ancora la VIA per l'estrazione e la costruzione dell'oleodotto
dei giacimenti della concessione Gorgoglione e del centro oli
nelle Valli del Sauro Camastra anche grazie anche agli 800 milioni
di euro di fondi pubblici erogati dal CIPE alla Total; la società
Medoilgas, già Intergas Plus del Gruppo Mediterranea
Oil & Gas PIC, chiede con insistenza alla Regione di estrarre
nella concessione San Bernardo, ove è presente il pozzo
Montegrosso; la Shell non rinuncia ad estrarre nelle valli del
Melandro e nella concessione Grotte del Salice assieme alla
Esso. L'stanza di ricerca per Monte Li Foj è ancora vigente
ed è presente sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico
con data 30 Novembre 2007 assieme a numerose richieste http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/elenco.asp?tipo=PRT.
A fronte di questa massiccia presenza delle compagnie petrolifere,
la Regione a tutt'oggi, non ha realizzato alcuna efficiente
rete di monitoraggio ambientale e soprattutto non ha un proprio
piano che indichi con chiarezza come e con quali tempi e quali
fondi verranno bonificati i chilometri di oleodotti, le postazioni
petrolifere, gli impianti tecnologici ed i siti di stoccaggio
dei rifiuti petroliferi. Ad estrazione conclusa, rischiano di
rappresentare una pesante eredità ed una gravosa ipoteca
sull'ambiente e la salute di intere generazioni.