| Con
linizio del nuovo anno e mentre la Basilicata diventa - nei piani
delle compagnie e del governatore - hub
petrolifero, nonché snodo energetico strategico
dItalia e dEuropa con pozzi, centri oli, gasdotti, oleodotti
e campi di stoccaggio est-asiatici - la OLA invita i cittadini a rileggere
e riflettere sulla serie impressionante di incidenti petroliferi verificatisi
negli anni compresi dal 1996 al 2008 durante l'estrazione e il trasporto
del greggio. Molti incidenti risultano purtroppo non denunciati e per
quelli noti sono in gran parte assenti relazioni ufficiali che dettagliano
le cause, la tipologia dellinquinamento, le sostanze immesse sul
suolo, nellaria, nellacqua e nei prodotti agricoli e zootecnici
esposti a tali sostanze. Gli effetti degli incidenti, così come
lesposizione durante il funzionamento delle attività di produzione,
trattamento e trasporto del greggio finiscono così per rappresentare
i cosiddetti effetti collaterali che si intende trasferire
nel DNA dei residenti a futura memoria, riducendo così i costi
per le compagnie che dovrebbero pagare per i danni causati (altro che
royalties !).
La OLA (Organizzazione
Lucana Ambientalista) Coordinamento apartitico territoriale di
Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - evidenzia come da oltre
dieci anni sia assente in Val dAgri la rete di monitoraggio prevista
dallaccordo ENI Regione, che rilevi in continuo tutti gli
inquinanti (ivi compresi IPA, COV, Benzene, H2S Idrogeno Solforato).
Così come sono assenti Piani di emergenza ed evacuazione conosciuti
dai cittadini e previsti dalle normative vigenti.
Il maggior numero
di incidenti hanno riguardato le cisterne adibite al trasporto del petrolio
estratto in val d'Agri. Con l'entrata in funzione, nell'ottobre del
2001, dell'oleodotto Viggiano-Taranto, il petrolio trattato presso il
Centro Oli di Viggiano viene in parte immesso nello stesso e in parte
trasportato ancora su gomma verso Taranto o dai pozzi di petrolio al
Centro Oli. Non sono per il momento noti episodi di rotture alle condotte
degli oleodotti con conseguenti fuoriuscite di greggio. Queste ultime
secondo stime di probabilità si verificheranno con il trascorrere
degli anni. In Val d'Agri il rischio più elevato è rappresentato
dalla vicinanza delle condotte del trasporto del greggio con fiumi,
sorgenti, invasi ed aziende agricole. Per i tubi degli oleodotti, a
differenza dei pozzi, non è stata prevista alcun azione di smantellamento
dopo la fase di produzione dei pozzi.
Per le brevi sintesi
sugli incidenti di seguito elencati ci si è serviti di testimonianze
dirette, della cronaca riportata dai giornali locali, delle segnalazioni
di organi ufficiali e dei resoconti stilati da associazioni di volontariato,
comitati ed associazioni dei cittadini. Questa banca dati OlaWatch
inserita sul sito della OLA (www.olambientalista.it) è a disposizione
di quanti vorranno integrarla ed aggiornarla per offrire un quadro più
esauriente della situazione per sollecitare non solo la sensibilità
dei cittadini che subiscono gli effetti di queste attività ma
richiamare a responsabilità coloro si prestano a far passare
gli incidenti in effetti collaterali, mitigati e svuotati,
solo apparentemente, della responsabilità civile del danno causato.
Inoltre, cliccando
qui, è possibile scaricare lo studio della Dott.ssa
Maria R. D'Orsogna, della California State University at Northridge
di Los Angeles, CA (USA), dal titolo: "Petrolio in Basilicata:
disastri umani e ambientali".
ALCUNI INCIDENTI
DURANTE IL TRASPORTO DEL GREGGIO
29 Novembre 1996
sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, una autocisterna sfonda
la barriera di protezione del viadotto Perolla e precipita in fondo
alla scarpata sottostante esplodendo. Il calore delle fiamme danneggia
il viadotto della carreggiata nord, che viene prima chiuso al traffico
e poi demolito: sarà ricostruito e riaperto al traffico il 3
giugno 1998.
18 Settembre 1999
Il Gruppo di minoranza di Viggiano denuncia possibili cedimenti della
camiciatura del pozzo di reinezione Costa Molina 2
che non garantirebbe limpermeabilità e la tenuta con pericolo
di inquinamento delle falde idriche.
21 Gennaio 2000
Collisione tra due cisterne, precisamente tra un autoarticolato ed un
autotreno con rimorchio, carico di petrolio greggio ( che doveva essere
trasportato dal centro olio di Viggiano a Taranto per essere raffinato).
Ciò ha comportato il ribaltamento dell'autotreno per la rottura
dellasse posteriore sinistro del rimorchio carico nella sottostante
scarpata con perdite consistenti di petrolio (circa 27.000 litri secondo
dati ENI) che cosi si riversava sul sottostante terreno. Ciò
è avvenuto in località San Martino a Viggiano. In conseguenza
dell'urto ha perso la vita il conducente dell'autotreno mentre laltro
resta gravemente ferito.e viene inquinato il Torrente Fosso delle
Fornaci, un abbeveratoio ed alcuni fondi agricoli che presentano
lacqua dei pozzi inquinata da greggio. LENI rigetta sullaccaduto
le proprie responsabilità imputandole al Consorzio degli autotrasportatori.
A distanza di anni nessuno a pagato i danni ai cittadini.
3 Febbraio 2000
Il sindaco di Montemurro chiede di conoscere se vengano smaltite nel
pozzo Costa Molina 2 scorie petrolifere altamente inquinanti e se tali
operazioni siano state autorizzate, considerati i rischi di inquinamento.
I fanghi di perforazione continuano ad essere smaltiti anche presso
le due piattaforme della Semataf a Guardia Perticara e dellEco-Geo-Drilling
a Paterno di cui non se ne conoscono i quantitativi.
25 Febbraio 2000
Una cisterna perde 200 litri di greggio nei pressi di Calvello (secondo
SOS Lucania il quantitativo è di molto superiore). Il quantitativo
di greggio finisce nel torrente "La Terra" che confluisce
nel lago della Camastra. L'invaso serve le condotte idriche della città
di Potenza e di altre decine di comuni della provincia. Sull'esito dell'incidente
le versioni sono divergenti. Per le autorità non si è
verificata alcuna contaminazione del fiume mentre le associazioni ambientaliste
e Sos Lucania sostengono la tesi opposta. Sulle strade lucane vengono
trasportati oltre 10.000 barili di petrolio al giorno.
29 Febbraio 2000
A Sant'Arcangelo un'autobotte piena di petrolio cade da un viadotto
e si riversano 30.000 litri di greggio vicino il corso del fiume Agri.
Lincidente provoca la chiusura per alcuni giorni della fondovalle
dellAgri. Non vengono forniti i dati sulla contaminazione del
sito e gli effetti sullambiente.
29 Febbraio 2000
Il pozzo Pisticci 9 in Val Basento viene sequestrato dalla
Magistratura per presunte violazioni ambientali. Vi sarebbero stati
versati liquidi pericolosi e rifiuti tossico-nocivi. Il provvedimento
è successivo a quello del pozzo Grottole 11 nel Comune
di Salandra del 1998 presso il quale furono rivenute sostante tossico-nocive
sul quale sono stati emessi avvisi di garanzia ai responsabili ENI del
Distretto di Ortona, successivamente assolti nonostante lavvenuto
accertamento dellillecito perpetrato ritenuto di natura non
penale.
17 Marzo 2000
Il Comune di Brienza blocca con ordinanza il transito delle autocisterne
del greggio. Sarà la prima di una lunga serie che riguarda il
problema dellattraversamento del centro abitato da parte dei cosiddetti
bisonti del petrolio che continuano ancora oggi a scorazzare sulle
pericolose strade di montagna e nei centri abitati.
12 Maggio 2000
un piccolo agricoltore denuncia ENI e Comune di Corleto Perticara per
la realizzazione in località Matinelle - Tempa la Manara per
lo smottamento del terreno ove si sta realizzando una postazione petrolifera.
Analogamente fanno numerosi cittadini che denunciano danni alle proprie
abitazioni ed inquinamento di sorgenti (fonte: SOS Lucania)
12 Settembre 2000
Sulla statale 92, nei pressi di Anzi, un'autobotte si ribalta in una
scarpata. Vengono riversati sul suolo circa 32.000 litri di greggio.
L'autista provvedeva al trasporto di petrolio dal pozzo "Isca La
Canala" di Calvello alla raffineria di Taranto. In seguito all'incidente
l'autista è grave e va in coma.
16 Settembre 2000
Un'autocisterna esce di strada sulla statale 598 "Fondovalle dell'Agri"
nei pressi di Grumento Nova. Questa volta, fortunatamente, l'autocisterna
era vuota in quanto si stava dirigendo al Centro Oli di Viggiano per
caricare il petrolio. Il conducente rimane illeso.
4 maggio 2004
Alle ore 19,00 in agro di Abriola, c.da Ponte Marsicano un autobotte
per il trasporto del greggio dai pozzi Cerro Falcone 1 e 2
diretto al Centro Oli di Viggiano si ribalta e finisce fuori della sede
stradale riversando un enorme quantità di greggio sui terreni
di un azienda agricola.
2 Ottobre 2007
Un'autocisterna si ribalta mentre stava percorrendo la provinciale 54
tra Viggiano e Laurenzana diretta a Taranto. Per un guasto al sistema
frenante, il mezzo blocca la sua corsa contro una casa di campagna.
Fortunatamente non si sono registrate conseguenze gravi per l'autista
e per gli agricoltori della casa di campagna dove è finito l'automezzo.
E lennesimo disastro ambientale come quelli accaduti, a
ripetizione, negli anni passati". La situazione appare grave se
si valutano le dimensioni del traffico delle cisterne e la qualità
delle strade che sono costrette a percorrere: esse si presentano spesso
innevate, sterrate, strette, tortuose e piene di buche in aree boscate
ed a margine di fiumi, dighe, torrenti e sorgenti.
INCIDENTI DURANTE
L'ESTRAZIONE ED IL TRATTAMENTO PETROLIFERO
18 Gennaio 2001
Alcuni cittadini di Viggiano che abitano nelle vicinanze del Pozzo "Monte
Alpi 1 Ovest" riferiscono che a Gennaio del 2001 sono stati spettatori
di un incidente al suddetto pozzo. "Abbiamo sentito un rumore fortissimo
che ha fatto vibrare i vetri delle case, ci siamo recati nelle vicinanze
del pozzo e abbiamo visto del materiale che fuoriusciva da un tubo raggiungendo
un'altezza di oltre dieci metri. Abbiamo subito chiamato i vigili del
fuoco e i carabinieri. E' intervenuta anche una squadra di pronto-intervento.
Alcuni di noi, dopo un pò, sono stati male accusando mal di testa
e vomito". Lincidente non sarebbe mai stato denunciato alle
autorità competenti.
17 Marzo 2002
Dalle condotte del centro oli di Viggiano, secondo ENI per errore, vengono
scaricati nella notte, mentre imperversava un forte temporale, 3.000
litri di greggio. I quantitativi di greggio per le Associazioni Ambientaliste
sarebbero stati migliaia di litri (in proposito esiste una voluminosa
documentazione fotografica). Il petrolio si riversa in un bacino naturale
per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del consorzio
di Bonifica (utilizzata per l'irrigazione dei campi limitrofi) della
Val d'Agri. Il versamento del greggio
si è verificato quando secondo fonti ENI - un addetto
alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva
rimanere chiusa. Riguardo a questo incidente, i cittadini di Viggiano
che abitano a 100 metri dal centro olio, riferiscono: " abbiamo
sentito un rumore assordante che ha fatto vibrare i vetri e le case,
la fiamma di combustione è sembrata quasi spegnersi.. Abbiamo
subito chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco". La gente del
luogo ha riferito che nel laghetto sostavano diversi tipi di uccelli
(aironi, folaghe e tuffetti) che dall'avvenuto incidente non vi sono
rittornati. Lincidente viene denunciato dallAssociazione
Rangers dItalia che scopre casualmente laccaduto durante
il turno di servizio di vigilanza volontaria. Non vengono forniti dati
esaurienti sullinquinamento provocato nei corpi idrici superficiali,
nelle sorgenti e presso il depuratore consortile che è in collegamento
con limpianto di potabilizzazione dellinvaso del Pertusillo.
Le misure di sicurezza a seguito dellincidente vengono emanate
dalla Regione solo in data 28 marzo, ovvero dopo 8 giorni.
4 Ottobre 2002
Avviene un grave incidente allimpianto di desolforizzazione del
Centro Oli di Viggiano. Il presidente della Regione Basilicata si precipita
a Potenza da Roma per firmare in tarda serata del giorno 4 un ordinanza
di sospensione dellattività del Centro Oli. Sono stati
immessi nellatmosfera notevolissimi quantitativi di gas inquinanti
e persino mortali. Poche le informazioni diramate dal TG3 regionale
che il giorno 6 ottobre usa toni tranquillizzanti, nonostante la vicenda
sia gravissima ed ancora oggi rimasta oscura, nonostante le richieste
di chiarimenti e denunce da parte dei cittadini e delle Associazioni
tra cui SOS Lucania e WWF. Nessuna campagna epidemiologica è
stata effettuata, nonostante il blocco dellattività per
grave incidente che riguarda uno stabilimento soggetto alla normativa
Seveso. Sconcerta il silenzio degli organi preposti al monitoraggi che
forniscono solo alcuni dati parziali e lacunosi. Già con un fax
del 27 settembre 2002, criptico ed incomprensibile, Eni comunicava agli
uffici competenti una non meglio definita causa di cattivo funzionamento
dellimpianto dovuto alla necessità delladeguamento
dei parametri di esercizio dellimpianto SCOT con conseguente dirottamento,
saltuario e temporaneo,del flusso della corrente residua SO2 in uscita
dallimpianto KLAUS allo stato caldo siglato E19. Tradotto
in parole povere migliaia di chilogrammi di gas tossici e nocivi sono
stati immessi direttamente nellaria molti giorni, senza che il
ciclo produttivo venisse fermato il giorno 5 ottobre e senza che scattasse
alcun allarme di pericolo per la contaminazione dei cittadini e dellambiente.
Lordinanza del Presidente della Regione parla di parametri di
inquinamento del 1000% dellSO2 (ma anche di conseguenza di tutti
gli inquinanti) superiore dunque alle normali condizioni di funzionamento.
Lordinanza parla di rischio sanitario per le popolazioni dellarea
circostante. Nonostante ciò la Regione revoca lordinanza
di sospensione dellattività del Centro Oli il 9 ottobre.
Una relazione di dettaglio sulla gravissima vicenda è contenuta
sul sito della OLA nellarchivio storico in esso presente di SOS
Lucania. La situazione dei cittadini residenti in prossimità
del Centro Oli è oggetto oggi di una denuncia alla Magistratura,
tuttora pendente. Essa evidenzia come ogni tre giorni laria
diventi irrespirabile per emissioni tossico-nocive. Per stemperare gli
animi la Regione si affida ad una Commissione dinchiesta sullaffare
petrolio in Basilicata che dopo anni non giungerà ad alcun risultato
tangibile, mentre continuano a verificarsi incidenti.
6 Giugno 2002
Nei pressi di Grumento Nova salta la valvola del condotto del pozzo
"Monte Alpi 1 Est" (n.d.r. blow-out). Si ha notizia dell
incidente solo due giorni dopo, il giorno 8 Giugno 2002. Secondo fonti
ENI sarebbero stati 500 i litri di greggio nebulizzati. Per le Associazioni
Ambientaliste le quantitatà sarebbero maggiori. Il petrolio uscito
a forte pressione, si è nebulizzato ed è stato spinto
da un forte vento impregnando una vasta superficie (3 ettari circa)
coperta da piante (bosco "Aspro"). Il pozzo " Monte Alpi
1 Est" si trova a circa 1 Km dall'invaso del Pertusillo le cui
acque, gestite dall'acquedotto pugliese (oggi Acquedotto Lucano), vengono
utilizzate per usi potabili ed irrigui di molti comuni pugliesi e lucani,
attualmente ripetutamente esposte al pericolo di inquinamento petrolifero
(molti pozzi, oleodotti e impianti petroliferi ricadono lungo i margini
dell'invaso). Il pozzo è situato a ridosso del "bosco dell'Aspro"
in un'area densamente boscata e con numerose attività agricole
presenti nel raggio di qualche chilometro.
18 Novembre 2008
Lepisodio viene bollato da ENI come normale funzionamento
dellimpianto, ma deve lasciare invece molto preoccupati. Infatti,
gli abitanti del posto riferiscono di un forte boato, fiamme alte fino
a 40 metri e olio nebulizzato e gas sprigionatosi per diverso tempo
dalle torce dellimpianto del Centro Oli di Viggiano. Successivamente
limpianto è stato evacuato ed è intervenuta una
squadra dintervento con maschere antigas. Non è la prima
volta che succedono fatti del genere che le fonti informative di parte
ENI si ostinano a non definire incidenti. In proposito sullepisodio
la OLA chiede allAssessore Santochirico di conoscere senza risposta
le quantità e le tipologie degli inquinanti che si sono riversati
nellaria, sul suolo e nei bacini idrici e come mai non è
stato attuato il Piano di emergenza previsto dalla legge capace di attuare
una immediata evacuazione della popolazione residente intorno al centro
oli che potrebbe essere stata esposta a massicce dosi di gas venefici
che oltre ai parametri misurati annoverano lidrogeno solforato,
i COV (Composti Organici Volatili), il Benzene, gli IPA (Idrocarburi
Policiclici Aromatici) che tuttoggi non vengono resi noti e forse
neanche rilevati, nonostante le prescrizioni della VIA per il Centro
Oli di Viggiano.
02 Febbraio 2009
Nel tardo pomeriggio un tremendo boato, fortissime vibrazioni, fiammate
di 20 metri e fumo nero sprigionatosi per diverso tempo, hanno allertato
intere famiglie e forze dell'ordine. I primi ad assistere all'ennesimo
incidente sono gli autotrasportatori, che da qualche giorno presidiano
il Centro, per protestare contro l'ipotesi di licenziamento dopo la
chiusura dei pozzi di Cerro Falcone. L'Eni continua a minimizzare l'accaduto
- come tante altre volte - facendo sapere che si è trattato di
una normale attività del processo di raffinazione del greggio.
La motivazione della fiammata sarebbe dovuta ad un abbassamento della
tensione elettrica. Il primo cittadino di Viggiano, invece, raccogliendo
le proteste e la preoccupazione sempre crescente della popolazione,
decide di inoltrare richiesta formale di spiegazioni al fine
di far definitivamente chiarezza sullo stato della sicurezza del Centro
Oli Eni al Prefetto di Potenza e al Governatore della Regione
Basilicata, Vito De Filippo. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista)
Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati,
Movimenti e Cittadini come già fatto più volte,
continua ad evidenziare la pericolosità del
Centro Oli e a chiedere agli Enti
competenti e all'Assessore all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, di conoscere
le quantità e le tipologie degli inquinanti sprigionati che,
oltre ai parametri misurati, annoverano lH2S Idrogeno Solforato,
i COV (Composti Organici Volatili), il Benzene, gli IPA (Idrocarburi
Policiclici Aromatici), che ad oggi non vengono resi noti e forse neanche
rilevati, nonostante le prescrizioni della VIA per il Centro Oli di
Viggiano.
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