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Egregio Presidente
Vito De Filippo,
Le scrivo in seguito
alla trasmissione televisiva Ambiente
Italia, andata in onda su Rai Tre, Sabato 24 Gennaio
2009, nella quale si parlava della gruviera Basilicata e
dell'assurdo binomio Petrolio-Parco Val d'Agri, che ancora oggi si tenta
di sostenere. In quell'occasione mi permetta di essere franco
Le ho visto rimediare una bella figuraccia, allorquando
interrogato sulla questione dei monitoraggi sugli inquinanti
pericolosi (Idrogeno Solforato, IPA, COV, Benzene), derivanti dall'estrazione
petrolifera, tentava di far passare sulle reti nazionali una verità
che non trova riscontro nei fatti. Immediatamente smentito dalle dichiarazioni
che Le sono seguite, credo abbia compreso che qualcosa - nella sua macchina
comunicativa - si sia inceppato. E me ne dispiace.
In questi anni, per mezzo e per conto dell'Organizzazione che rappresento
e di quei comitati, associazioni e cittadini di cui senza presunzione
alcuna vorrei farmi portavoce abbiamo avuto modo di interrogare
Lei ed il Suo assessore all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, sul cospicuo
numero di autorizzazioni petrolifere, sulle inefficienze, sugli attacchi
al territorio e alla salute dei cittadini - tema questo molto importante,
viste le altissime percentuali di casi di tumore nella nostra Regione,
che dimostrano la presenza di numerose fonti inquinanti, di varia natura.
E poi, ancora, sulle svendite unilaterali, sulle manciate di royalty
come peggior specie di risarcimento ad una terra che vive di disoccupazione
e spopolamento e non di sviluppo energetico, come più volte Lei
ci ha ribadito, prima, durante e dopo ogni campagna elettorale. Chiaramente,
ogni nostro interrogativo non solo è stato ignorato, ma per giunta
demonizzato. Tanto a parlare sono sempre i soliti ambientalisti! Gli
appartenenti ad un fronte del no che La infastidisce oltre
misura, perché non solo dissente dal Suo modo di gestire la cosa
pubblica, ma Le offre la possibilità di valutare occasioni
alternative di sviluppo, alle quali Lei non crede, perché investito
da una quasi profetica missione petrolifera.
Prima di scriverLe ho volute attendere che Lei risolvesse con
un puro esercizio di facciata la crisi regionale in atto: cosa
ardua, visto che ha radici profonde, oggi ancor più solide
grazie al Suo operato. La strada imboccata è molto vicina a quella
dell'irreversibilità. Ora però, alla luce delle recenti
autorizzazioni di messa in produzione di 5 nuovi pozzi petroliferi (4
ricadenti nel perimetro del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese
ed uno a soli 500 metri dall'Ospedale di Villa d'Agri), mi sono munito
di carta e penna, decidendo di importunarLa. Sono sicuro che ha già
la risposta pronta - o la frase ad effetto - per giustificare il continuo
aggiramento dei vincoli imposti dal Decreto Istitutivo del Parco della
Val d'Agri, che con queste new entry, può contare ben 15 pozzi
al suo interno e 6 sui confini, unitamente ai circa 700 km di oleodotti
(Se lo desidera, potremmo soffermarci - insieme - a guardarne la mappatura).
Un bel biglietto da visita direi - per tutti quegli inviati delle
varie testate giornalistiche nazionali, venuti a raccontare le vie
del petrolio lucano, e per tutti quelli che sarà costretto
ad accogliere.
Immerso in questo scenario, La considero una persona molto fortunata,
perché può avvalersi del sostegno di molti amministratori
lucani che posti di fronte ad un bivio hanno deciso di barricarsi
dietro il silenzio-assenso, preferendo le bocche chiuse e sperando di
alleviare la loro coscienza, con miseri sconti sulla benzina, con qualche
infrastruttura o con il miraggio delle royalty e dei nuovi posti di
lavoro. Oppure, svoltare dall'altra parte e delegare alla Sua classe
politica le sorti di una regione sempre più alla deriva. Ed intanto,
gli interessi lobbistici e multinazionali prevaricano su quelli collettivi.
Forse oso troppo,
ma con la presente missiva vorrei invitarLa a dimettersi. Se poi lo
facesse anche l'intera Giunta, risparmierei fiato ed inchiostro. Sicuramente,
non sono la persona giusta per farlo, non occupando nessuna illustre
poltrona, ma siccome il suo partito - mai amalgamato - è
colpito da una forte spaccatura interna, e le opposizioni gioiscono
per i tozzi di pane ricevuti dal Governo, me ne arrogo il diritto, con
un po' di speranza, anche perché come diceva Spinoza (che Lei
dovrebbe conoscere), il desiderio è l'essenza dell'uomo.
Con stima, dai Comuni
in polvere, La saluto cordialmente.
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Pietro Dommarco
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