Possibile infrazione comunitaria per l’hub-stoccaggio del gas in Val Basento
La nuova direttiva europea, la 2009/73/CE, disciplina le norme per il mercato interno del gas naturale. L’articolo15 della Direttiva sancisce la separazione tra proprietari del gas, proprietari dei sistemi di trasporto e gestori dei sistemi di stoccaggio. In sostanza, chi trasporta e/o produce il gas non può essere proprietario anche dello stoccaggio e viceversa. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) e l’Associazione Ambiente e Legalità, non presenti all’incontro di ieri convocato dall’assessore regionale all’Ambiente Mancusi con le associazioni ambientaliste lucane, denunciano la possibilità che questi conflitti di interesse possano invece verificarsi proprio in Basilicata, regione non immune dall’avventurismo petroliero che vede coinvolti anche attori economici e politici locali. La disposizione europea in tema di trasporto e stoccaggio di gas ha di recente già creato un incidente diplomatico tra il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso e il presidente russo, Vladimir Putin.
Essa tocca direttamente anche alcuni affari internazionali riguardanti proprio i rapporti tra Putin e l’Italia di Berlusconi, tra l’Eni di Paolo Scaroni e la Gazprom, visti gli accordi di comproprietà sul gasdotto in costruzione chiamato South-Stream. Gasdotto che dal Mar Caspio trasporterà gas russo in Italia e in Europa, passando per Otranto e giungendo fino in Basilicata, e più precisamente in Val Basento. La Basilicata - evidenziano la OLA e l’Associazione Ambiente e Legalità – é al centro di interessi internazionali e di interessi locali, visto che, proprio di recente, il governatore Vito De Filippo ha dichiarato di volerla trasformare in un hub energetico. Probabilmente proprio pensando non solo ai combustibili fossili estratti in loco, ma anche e soprattutto al gas russo in arrivo in Basilicata e alle possibilità di stoccare gas nei pozzi esausti della Valbasento per favorire interessi sui prezzi di mercato. Al progetto della Geogastock manca solo il rilascio dell’Intesa tra la Regione Basilicata ed i Ministeri competenti per poter stoccare 800 milioni di metri cubi di gas nelle concessioni, attualmente ancora di proprietà dell’ENI, Cugno le Macine e Serra Pizzuta.
La Geogastock é una società italo russa controllata dalla Avelar Energy Group, holding europea della russa Renova, del magnate russo, Viktor Feliksovich Vekselberg, secondo produttore di gas e petrolio in Russia. Sullo stoccaggio del gas in Val Basento pendono numerosi interrogativi proprio sulla sua provenienza, che potrebbe essere quello del South Stream o di proprietà della Gazprom ceduto ad altre società, pena una infrazione alla direttiva europea. E’ del tutto evidente che i Ministeri per lo Sviluppo Economico e Ambiente, ma anche la Regione Basilicata e il suo governatore Vito De Filippo, per le loro competenze, non possano assecondare interessi minerari e politiche energetiche nazionali e internazionali in contrasto con Direttive Comunitarie, soprattutto quando queste direttive entrano in vigore il 3 marzo del 2011.
E’ necessario quindi, prima ancora del rilascio dell’Intesa, assicurare i controlli e le verifiche sulle proprietà dei combustibili fossili che verranno trasportati e stoccati in Basilicata. Né ci si può accontentare - così come hanno dichiarato i responsabili della Geogastock - che essi sono solo gestori fisici dello stoccaggio per conto di altri, al fine di scongiurare possibili gestioni di gas occulto (gas al nero, che evade le accise).
Per la OLA e per l’Associazione Ambiente e Legalità, dunque, si profila la possibilità di un problema di grave conflitto di interesse che potrà riguardare anche le bonifiche che l’Eni dovrà sostenere nelle aree dei pozzi inquinati in Val Basento e soprattutto, il trasporto, il possibile stoccaggio e la commercializzazione del gas di proprietà della Regione e che verrà gestito dalla Sel, Società Energetica Lucana.
La OLA e l’Associazione Ambiente e Legalità, segnaleranno alla Commissione europea tali rischi e chiederanno una verifica di quanto segnalato presso gli uffici dei Ministeri e della Regione Basilicata.










E’ quantomeno singolare il fatto che, a difendere la salute di noi cittadini, ci pensi l’Unione Europea, e non il nostro Paese che, invece, si preoccupa soltanto di salvaguardare gli interessi delle multinazionali, costi quel che costi. Per fare ciò, il governo italiano ci ha dimostrato in più di un’occasione che è disposto a stringere rapporti economici anche (e soprattutto, aggiungerei) con Paesi più corrotti (vedi la Russia) e dittatoriali del nostro (vedi la Libia di Gheddafi).
Colgo l’occasione per ringraziare la OLA e, più in generale, tutte le organizzazioni ambientaliste sparse su tutto il territorio regionale; il vostro lavoro è preziosissimo in una regione come la nostra, la Lucania, bella e depredata continuamente da questi colonizzatori del ventunesimo secolo.
Francesco.
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