Potenza, catalpe, pini-pali della luce e auto sotto il letto
Via degli Oleandri, strada a forte pendenza che attraversa l’abitato di Murate, da sempre suscitava l’ammirazione e l’invidia di quanti, corazzati nelle proprie auto, l’attraversavano accompagnati dal verde intenso di una macchia a lauroceraso, punteggiata in alcuni periodi dell’anno dai variopinti colori degli oleandri, delle rose e dell’ibisco e, da un suggestivo marciapiede alberato. Un ampio spazio pedonale, un po’ sconnesso per mancanza di manutenzione, ricoperto perennemente di aghi di pino, ma gradevole e confortevole sia per il passeggio che per il soggiorno nel periodo estivo, perché coperto dagli ombrelli sempreverdi di uno splendido filare di pini storici.
Con i lavori di “riqualificazione urbana” avviati recentemente, lo spazio pedonale e le macchie di lauroceraso sono stati sottoposti ad una energica cura dimagrante, mentre i Pini, simbolo del Mediterraneo, culla della civiltà , saranno (così è stato detto) sostituiti da piante di Catalpa, o albero dei sigari, specie che deve il suo nome ad una tribù di nativi degli Stati Uniti. La cosa risulta emblematica per un evento che, in nome di una cultura che fa dell’ “auto sotto il letto” la propria bandiera, distrugge la memoria storica e i simboli dell’identità collettiva di un quartiere.
Una identità che, messa a dura prova dal primato dell’economia e dell’auto, ha condotto ovunque al primato dell’individuo, a spazi pubblici brutti, degradati e spesso invivibili, alla rottura degli equilibri ecologici e problemi devastanti nel campo sociale.
Mentre in Italia e in tutta Europa si cerca di attenuare lo squilibrio a favore dell’auto realizzando ampi percorsi pedonali, nuove aree verdi e confortevoli spazi per l’incontro e il tempo libero, a Murate, il verde pubblico e gli spazi pedonali vengono trasformati in un esiguo marciapiede, incastrato tra auto in sosta e muri di recinzione, allietato da qualche specie di vivaio che inverdisce per quattro mesi all’anno.
Pini secolari, da tempo allietano i Fori imperiali e il Colosseo a Roma e sono diffusi ampiamente in tutte le città e in tutti i quartieri della stessa Potenza. Vengono, talora, abbattuti per realizzare ambienti di vita più ameni, ricchi di piante, fiori e arredi di qualità o in caso di reale pericolo dovuto alla vecchiaia, al marciume radicale o alla forte inclinazione. Vengono sperimentate con successo nuove tecniche di intervento per eliminare il problema delle radici affioranti, mentre gli aghi sul marciapiede sono rimossi con la pulizia ordinaria degli spazi pubblici.
I pini di Murate erano nel pieno del loro vigore vegetativo e la loro presunta pericolosità, non sembrava essere superiore a quella di un palo della luce (nel quartiere e in tutta la città, in trent’anni, sono caduti sulle auto in sosta alcuni pali dell’illuminazione e non certo gli alberi) e, comunque , il problema di un albero non giustifica il taglio dell’intero filare.
Il perpetuarsi di simili interventi, se si considera il precario stato vegetativo in cui versano alcune specie come i platani di viale Dante, priverebbe l’intera città di Potenza delle sue storiche alberature stradali e dei suoi spazi verdi, con un danno irreversibile alla sua immagine, al clima, alla qualità dell’aria, alla vivibilità e alla stessa sicurezza degli abitanti. Non va sottaciuto, nel caso di Murate, l’aumento del rischio di incidenti per la maggiore velocità dei veicoli che sempre si accompagna ad un aumento della sede stradale e, l’incremento della probabilità di eventi alluvionali per il taglio della vegetazione e l’edificazione delle scarpate, in un’area in cui il rischio idrogeologico è segnalato da tempo,
Pochi posti auto in più su via degli Oleandri, dove impera l’aggressività e il pericolo (questo ben più reale) delle migliaia di auto in transito, non risolvono il problema dei parcheggi creato dal divieto di sosta quasi generalizzato, imposto dall’Amministrazione comunale. La presenza di ampi spazi anonimi nell’adiacente via dei Frassini avrebbe consentito, attraverso la loro riqualificazione e un piccolo collegamento pedonale , di dare una risposta all’esigenza di alcuni abitanti ed, avviare a soluzione il bisogno di un ambiente di vita più ricco di attività, di natura, di contatti tra gruppi e generazioni da sempre rivendicato dall’intera comunità
Probabilmente, un confronto più assiduo e approfondito tra gli abitanti del quartiere avrebbe prodotto un contributo di idee maggiore ed evitato che il bisogno di pochi fosse sopravvalutato, a sfavore di altri bisogni più diffusi. La partecipazione non si risolve con un’assemblea sporadica per acquisire un consenso ad una decisione già presa in altra sede; non è una tappa, ma un percorso continuo che, attraverso l’incontro e il confronto, spirito della democrazia e quindi della libertà di pensiero, porti a quello che viene definito l’empowerment della società locale. Aprire, cioè, gli orizzonti culturali e costruire quel senso di appartenenza e quella identità collettiva , che sono alla base della costruzione del senso civico, dell’etica della responsabilità, della solidarietà, del dovere, della moralità e della legalità, indispensabili per il benessere sia individuale che collettivo. [Albano Garramone - abitante di Rione Murate di Potenza, già presidente del Comitato di Quartiere]










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