Monitoraggio petrolifero, il WWF replica a Sigillito
In relazione all’articolo apparso sulla Nuova del Sud del 15 settembre scorso in cui il Dr. Sigillito, direttore dell’ARPAB, sempre assente alle giornate di studio organizzate dal WWF e dal “Laboratorio per Viggiano”, risponde alle osservazioni fatte durante il convegno del 10 settembre sul monitoraggio della Val d’Agri dal prof. De Gennaro, docente di chimica presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ ed esperto in monitoraggio dell’aria, si ritiene opportuno esprimere alcune considerazioni.
Innanzitutto, prima di entrare nel merito delle eccezioni sollevate dal direttore dell’Arpab, si vuole premettere che la problematica delle attività petrolifere in Val d’Agri va ben al di là di singole questioni di carattere tecnico: essa è territoriale ed ambientale, riguarda gli uomini, i cittadini che vivono in questo contesto, la loro vita e le loro attività che sono messe in pericolo dalla presenza dei pozzi di estrazione e di un centro olio ubicato nei pressi del centro abitato di Viggiano; tale impianto infatti raccoglie circa 100mila barili di petrolio al giorno che viene in parte raffinato e depurato dei suoi gas più nocivi quali i derivati dello zolfo, dell’azoto, del carbonio, che si disperdono copiosi nell’ambiente abitato circostante producendo certamente un notevole inquinamento. In questa situazione è più che legittimo rilevare che il sistema di monitoraggio operante non sia adeguato e sufficiente a descrivere tutto quello che succede dentro il centro olio e nelle immediate circostanze, né quello che succede nei pressi dei pozzi di estrazione; che la rete di monitoraggio deve essere assolutamente potenziata e migliorata per avvicinarci alla verità dei fatti e agli standard mondiali; che devono migliorare anche i sistemi di monitoraggio all’interno del centro olio e che la stessa ENI deve mitigare l’impatto ambientale delle sue attività immettendo meno inquinanti nell’aria usando le migliori tecnologie a disposizione; che è assolutamente opportuno che la Regione Basilicata, in via precauzionale ed in considerazione delle peculiarità del contesto in cui si svolge l’attività estrattiva, emani una legislazione specifica sulle emissioni con limiti più vincolanti rispetto alla normativa nazionale, come altre regioni italiane hanno già fatto. Infine si deve considerare che l’impatto ambientale dell’attività petrolifera non si riferisce solo all’aria, ma anche alle acque sotterranee della valle e al suolo agricolo, per cui il WWF considera necessario ed improcrastinabile il monitoraggio anche di queste due componenti ambientali.
Pensiamo che i cittadini di Basilicata abbiano il diritto di conoscere tutto ciò, dal momento che è in gioco la loro salute e la loro vita.
E veniamo alle singole critiche.
Il Dr. Sigillito rileva che “La comparazione tra i dati dell’NO2 misurati dalla stazione di Agrobios e le altre stazioni non può prescindere dal considerare la differenza di metodologia e di ubicazione, e pertanto, non è corretto il confronto in termini assoluti.” Se si avanza l’ipotesi che le differenze rilevate tra i valori delle centraline siano ascrivibili a diverse metodologia di indagine è allora il caso di definire quanto prima un protocollo unico per il monitoraggio al fine di dissipare qualsiasi dubbio; quanto alla differenza di ubicazione, già nel corso del primo convegno organizzato dal WWF l’8 gennaio scorso era stata avanzata l ’ipotesi che le differenze nei valori delle tre centraline (ARPAB, ENI ed Agrobios) potessero essere attribuite a fattori metereologici, tra cui primariamente la direzione del vento, ma i dati attualmente in nostro possesso non avvalorano tale tesi.
Il direttore dell’Arpab in particolare, sui “picchi elevatissimi” di inquinamento dell’aria comunicati solo da Agrobios, spera “che non ci si riferisca alla pubblicazione sul sito web dell’Agrobios dei dati di biossido di azoto (NO2) rilevati nel mese di luglio 2009.” A tal proposito Il prof. De Gennaro durante il convegno ha detto: “non si può definire “inquinamento” solo “una febbre a 40°” (per riportare l’efficace paragone con il campo medico da lui esposto), ma possono dare preoccupazione ed essere sintomo di una malattia grave, anche le febbri a 37° che siano continue nel tempo e devono quindi essere oggetto di attenzione e tenute sotto controllo. Nel nostro caso i valori orari di SO2 (anidride solforosa) e NMHC (idrocarburi non metanici) , anche se al di sotto dei limiti di legge, sono decisamente più elevati di quelli rilevati sia presso altri impianti similari presenti del nostro paese sia nelle aree urbane.” E’ quindi sulla base dei dati orari di Arpab e di ENI “masseria Puzzolente” che il prof. De Gennaro può affermare che l’impatto del Centro Olio sulla qualità dell’aria è rilevante, nonostante i valori dei parametri monitorati siano inferiori ai limiti della normativa nazionale. E comunque il superamento dei valori del biossido di azoto rilevati dalla centralina Agrobios non si riferiscono, purtroppo, solo al periodo dal 10 al 31 luglio ma sono stati rilevati per ben 29 giorni nei mesi di maggio, giugno e luglio 2009.
Il direttore dell’Arpab poi si chiede “se il link sulla pagina principale al bollettino di qualità dell’aria possa essere definito “caccia al tesoro” ; per noi è stata veramente una “ caccia al tesoro “. E lo possiamo affermare sia perché ci è voluto quasi un anno per capire, da semplici cittadini della Val d’Agri, chi facesse i monitoraggi e che cosa monitorasse, sia perché i dati facilmente accessibili sono limitati solo ad alcuni inquinanti e frequentemente gli stessi non sono disponibili. Va bene per quanto riguarda gli indicatori semplici e sintetici della qualità dell’aria ma si dovrebbe poter accedere con un semplice clic anche ai dati analitici alla base dei giudizi espressi. A tal proposito i dati del monitoraggio devono essere presentati in maniera più esauriente e comprensibile per tutti come ad esempio ha fatto l’ARPA Sicilia per il monitoraggio ambientale della zona industriale di Milazzo : 73 pagine di cui le prime 15 relative all’andamento degli inquinanti monitorati con indicazione della data ed ora in cui è stato rilevato il valore più alto , i dati metereologici del periodo e le rimanenti di allegati dei grafici orari di tutti gi inquinanti. Le relazioni dell’ARPAB? Una sintetica pagina con la media annua, il valore minimo e massimo orario, la percentuale dei dati e gli eventuali superamenti. Infine il Dr. Sigillito ricorda che “l’unico ente deputato all’analisi e al controllo delle matrici ambientali sono le Arpa”. Possiamo anche accettarlo, ma tutto deve essere fatto per la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità e con tutte le garanzie dovute per legge: questo è in definitiva quello che chiediamo!










Leave your response!