Senise: discarica? No grazie. Il punto sulla stampa locale. Proiettata l’inchiesta “Rifiuti Connection”
Non facciamoci prendere per fame e diciamo no a chi vuole trasformare il Senisese in un cimitero”. Anche se registrata in video-messaggio, l’invettiva di Ulderico Pesce racchiude bene il senso del convegno organizzato dal Comitato Pro-Ambiente e dall”associazione Rifiutiamoli per discutere del progetto di costruzione di una discarica di rifiuti speciali non pericolosi in località Palombara. Il grido di allarme dell’attore rivellese risuona ancora più forte nella sala dell’Usis quando prendono la parola esperti e rappresentanti di associazioni. Tutti insieme a dimostrare come emergano pesanti criticità sull’ipotesi prevista nel Piano Provinciale dei rifiuti, a partire dall’individuazione del sito (“rischioso per via delle frane) e dal tipo di materiali da accogliere (“amianto e fanghi petroliferi sono in realtà sostanze pericolose). Deficit di vigilanza e controllo istituzionale, gravi violazioni di legge, poca informazione e ancora meno coscienza dei rischi per la salute. Infine, danni irreparabili alle potenzialità di sviluppo del territorio. Il nodo è così complesso che anche all’interno della Giunta i pareri non sono univoci. Mentre il sindaco Castronuovo precisa ancora una volta che “per ora c’è solo un’indicazione non un progetto e comunque sono aperto alla discussione pubblica e farò ciò che vuole la mia gente” l’assessore all’Ambiente Palermo si smarca: “Sono contrario a qualsiasi tipo di discarica.
Ma il caso Senise è in realtà il caso Basilicata: quella lucana, sostengono all’unisono il radicale Maurizio Bolognetti, il tenente Giuseppe Di Bello (Ufficiale della Polizia provinciale di Potenza noto per essere stato sospeso dopo aver segnalato presunti inquinamenti ambientali in siti e invasi lucani) e don Marcello Cozzi, sta diventando terra di conquista per affari e malaffari legati anche allo smaltimento dei rifiuti. Servono perciò controlli (occorre un’anagiafe pubblica dei rifiuti e che la nomina all’Arpab non risponda a criteri politici, dice Bolognetti) e rispetto delle regole (Di Bello denuncia la violazione del D.lgs 152/2006 “quando stabilisce ad esempio che lo smaltimento deve essere effettuato nel luogo più vicino a quello di produzione”). Ma soprattutto urge una nuova cultura della consapevolezza e dell’impegno. “La bellezza libera l’etica”, chiosa don Marcello, “educhiamoci al gusto del bello e forse avremo un’etica culturale e sociale capace di cambiare davvero il volto di questa regione” [Osservatorio Media - Articolo di Giuseppe Petrocelli tratto da La Nuova del Sud del 10 ottobre 2010]










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