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Lon. Elisabetta
Zamparutti è tornata sulla questione dei veleni di Tito, presentando
una seconda interrogazione ai Ministri dellAmbiente e della Salute.
Oggetto della nuova interrogazione depositata dalla deputata Radicale,
la compatibilità dellimpianto di smaltimento di San Nicola
di Melfi, oggetto delle attenzioni del Ministero dellAmbiente
come risulta dal verbale della Conferenza dei Servizi decisoria del
dicembre 2008, e la gestione dei depuratori industriali nella Provincia
di Potenza da parte del Consorzio Asi.
Più che legittima, alla luce di quanto emerso, la domanda che
la deputata Radicale pone ai Ministri interrogati sullidoneità
del Consorzio Asi a gestire la bonifica. Gioverà ricordare che
Elisabetta Zamparutti ha dichiarato nei giorni scorsi che porterà
allattenzione della Commissione Bicamerale sui rifiuti il Caso
Basilicata.
Ecco il testo
integrale dellinterrogazione parlamentare
Al Ministro dellAmbiente
Al Ministro della Salute
Premesso che:
nel verbale della Conferenza dei servizi decisoria del 22 dicembre 2008,
tenutasi presso la sede del Ministero dellAmbiente, si legge che
per il Ministero sarebbe stato attribuito un codice Cer (Codice europeo
rifiuti) errato alle acque emunte nellarea Daramic;
inoltre il Ministero afferma che alla luce della documentazione
acquisita, limpianto trattamento/smaltimento di san Nicola di
Melfi non risulta idoneo a ricevere i rifiuti costituiti dalle acque
di falda emunte;
questo significa che solo lattribuzione di un codice Cer non corrispondente
alla natura dei rifiuti ha permesso lo smaltimento presso limpianto
di proprietà del Consorzio Asi;
oggi, dopo liniziativa radicale sulla vicenda di Tito Scalo, è
noto a tutti che la presenza di trielina nella falda acquifera di Tito
rappresenta solo una piccola percentuale dei veleni presenti nellarea;
il Ministero, però, non si è limitato a sottolineare questo
grave fatto, ma ha affermato anche che sulla vicenda la documentazione
inviata non fa riferimento ad unautorizzazione, bensì ad
una richiesta di proroga della medesima per un mese, risalente al 2003;
dunque, quello che emerge è che Consorzio Asi preleva acque emunte
dal sito di Tito scalo(pieno di veleni) e le smalitisce a San Nicola
di Melfi in assenza di autorizzazioni per quei rifiuti;
inoltre, il Ministero dellAmbiente ha avvertito la necessità
di sottolineare che il produttore dei rifiuti non è la Lucana
Spurghi Srl, ma il Consorzio Asi, che nel 2005 è diventato stazione
appaltante per ciò che concerne la bonifica del sito di interesse
nazionale di Tito;
dalla lettura del verbale si apprende inoltre che non essendo presente
il formulario rifiuti relativo allo smaltimento nel mese di maggio
2008 delle acque contaminate provenienti dal pozzo S13 non è
possibile stabilire il destino finale delle medesime;
a parere degli interroganti, dalla vicenda emergono due questioni di
non poco conto: la compatibilità dellimpianto di smaltimento
di San Nicola di Melfi a smaltire le acque alla trielina e limpossibilità
a conoscere il destino finale di veleni estratti nel maggio 2008.
Si chiede di sapere:
quali provvedimenti i Ministri interrogati abbiano assunto o intendono
assumere per verificare la compatibilità dellimpianto di
smaltimento di San Nicola di Melfi a smaltire le acque alla trielina
e per conoscere il destino finale di veleni estratti nel maggio 2008;
quali provvedimenti i Ministri interrogati intendano assumere a tutela
dellambiente e della salute pubblica nella zona;
quali sono i dati sul vulture-melfese dal 2003;
se e quali provvedimenti intenda assumere il Ministro dellAmbiente
per accertare modalità esecutive di altre opere, come la gestione
dei depuratori industriali nella Provincia di Potenza, da parte del
Consorzio Asi;
se ritenga detto Consorzio idoneo a gestire con denaro pubblico la bonifica
del sito di Tito scalo.
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