Veleni a Tito, gravi responsabilità di imprese ed istituzioni
Autore: OLA|Organizzazione Lucana Ambientalista

Sul gravissimo inquinamento dell'area industriale di Tito evidenti sono le responsabilità delle imprese e delle Istituzioni, a cominciare dalla Regione Basilicata e delle passate gestioni del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Potenza, per finire alla Daramic ed a tutte quelle società inadempienti circa l'attuazione dei piani di caratterizzazione. Secondo la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - "il tempo delle chiacchiere e passerelle politiche è scaduto". Sorprende come, solo oggi ed a fine legislatura regionale, ci si accorga dell'esistenza del problema, preferendo non affrontare il nodo delle responsabilità e delle inadempienze che hanno consentito l'aggravarsi dell'inquinamento chimico che oggi minaccia anche l'alto bacino del Tora e del fiume Basento che, è bene ricordarlo, attraversa anche la città di Potenza.

Dopo otto anni dalla perimetrazione dell'area industriale di Tito quale "sito di interesse nazionale " ad opera del Ministero dell'Ambiente, a seguito di Conferenze di Servizio, di costosi monitoraggi di cui si son perse le tracce, di piani di caratterizzazione rimasti sulla carta, di ipotesi di messa in sicurezza, solo poche aziende hanno messo in atto le prescrizioni previste dai piani di caratterizzazione, attuando, di fatto, le azioni di bonifica. A distanza di nove anni, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Potenza, presieduto da Ernesto Navazio, ha inviato agli Enti interessati "l'ipotesi di intervento di bonifica" dell'area dell'ex Liquichimica e di altre aree di discarica di rifiuti ferrosi dell'ex Sider Potenza, che contiene anche "l'ipotesi" di intervento per la messa in sicurezza permanente-definitiva della discarica di fosfogessi radioattivi. Ipotesi che è stata inviata agli Enti competenti lo scorso mese di dicembre.

Quanta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti affinchè si risolva in tempi rapidi l'inquinamento dell'area industriale che costituisce un grave pericolo per la salute de cittadini e dei lavoratori? In attesa che si insedi il nuovo Consiglio Regionale, il terzo che eredita l'annosa questione, la OLA chiede cosa abbiano fatto gli enti, in primis la Regione, affinchè pretendessero dalle aziende il rispetto delle leggi? Non è paradossale che invece si premi "chi inquina", come la Daramic, promettendo di affidare altri lotti industriali? Perchè questa impresa si rifiuta di adempiere agli obblighi previsti, dopo aver causato sin dal 2004 l'inquinamento delle falde idriche ben oltre il perimetro aziendale, con lo sversamento di solventi clorurati e tricloroetilene, altamente cancerogeni, tanto che nei confronti dei legali rappresentanti della multinazionale, nel 2006, sarebbe in atto un procedimento penale di cui pochi oggi parlano? Chi si preoccupa di controllare che l'acqua dei pozzi non venga utilizzata per scopi civili, agricoli e zootecnici, nonostante le ordinanze che ne vietano l'uso da parte del sindaco di Tito? E' vero, infine, che le diffide che sarebbero state emanate dal Comune di Tito nei confronti delle aziende inadempienti hanno prodotto l'unico risultato di aver visto nel tempo l'aggravamento dell'inquinamento con poche aziende che hanno effettuato la caratterizzazione?

Pubblicato il: 23 gennaio 2010 - Ore 19:35
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