Home » Approfondimenti & Dossier, Rifiuti Connection - 15 novembre 2010

Il punto sui rifiuti solidi urbani

Poco appassionante è il dibattito che si è sviluppato in questi giorni se la gestione dei rifiuti in Basilicata sia emergenza  o solo un problema, di certo è un grosso problema. Paragonare la situazione regionale a quella campana è indubbiamente fuori luogo  molto probabilmente i campani hanno fatto meglio di noi lucani tenuto conto della quantità dei rifiuti rivenienti  del numero degli abitanti. La loro  realtà è ulteriormente appesantita dalla densità di popolazione che è di 429 abitanti. per Km2 , oltre il doppio di quella media nazionale, la nostra è  di  59, precediamo  solo la Valle d’Aosta; la Provincia di Napoli arriva ad una densità pazzesca di 2.630 abitanti per Km2.

Il problema rifiuti in realtà non è in tutta la Campania ma nella Province di Napoli e di Caserta che è hinterland, questa ultima,  del capoluogo campano. Il fenomeno si esaspera perché in quelle due province vive il 70% della popolazione campana che è 10 volte superiore, come numero di abitanti, a quella lucana. Le due realtà, perciò, non sono  paragonabili ed alla fine viene una assoluzione  con riserva agli amministratori campani ed un cappello con le orecchie da asino per quelli lucani. La Basilicata ha  sicuramente  un altro primato. Di cattedrali e  ponti nel deserto le contrade delle regioni meridionali ne sono piene ma di inceneritori nel deserto di sicuro quello di S. Luca Branca sarebbe il primo ed adesso è tutto da dimostrare l’opportunità della spesa alla Corte dei Conti. Che  il costo di funzionamento della vecchia ferraglia fosse elevato era risaputo; anche per i moderni inceneritori se non vi fosse il contributo statale , a vario titolo per la  teoria della cogenerazione tutta confindustriale, il conto economico non tornerebbe. Il PD lucano ha inteso dare impulso  al porta a porta non già come sistema virtuoso di raccolta differenziata che  possa trarci dai pasticci  ma come mera ispirazione della notte di Halloween ed è impegnato in una campagna di promozione del partito all’insegna del : dolcetto o scherzetto. Ognuno fa quello che può!

Molto pericolose sono le dichiarazioni rese  a cuor leggero dal consigliere regionale Pittella  che, tra l’altro,è anche medico e ricorda alcuni di  quei medici che lavoravano alle dipendenze del funesto 3° Reich; egli, dopo aver indorato la pillola  con l’opportunità di sviluppare la raccolta differenziata senza peraltro esprimere un minimo di linea circa l’intervento operativo, dopo aver ricordato che “siamo  di fronte  ad una scelta importante per le popolazioni e per la qualità della vita stessa e di una civiltà contemporanea che ha necessità di guardare ai rifiuti non più come problema, ma come opportunità di sviluppo e di lavoro” non trova di meglio che considerare come opportuno  il conferimento al termovalorizzatore Fenice e che lo stesso sarebbe capace di abbassare il livello di difficoltà odierna; Leni Riefenstah avrebbe fatto di meglio.
Il comitato  “Diritto alla Salute” di Lavello e la popolazioni limitrofe al mostro”sputa veleni” ringraziano. Gli accorati ed educati appelli del predetto comitato sono rimasti inascoltati da parte dei soggetti preposti e remunerati lautamente dalla società per garantire la  salute, la qualità dell’ambiente  ed il rispetto del quadro normativo. Viene da chiedersi dove vive il Consigliere Pittella non sa forse che dopo tutto quello che accadde lo scorso anno e su quei fatti la magistratura   di Melfi forse sta indagando    ancora oggi, l’inceneritore  continua il grave inquinamento della falda  acquifera? Quel termovalorizzator doveva servire per l’incenerimento di alcuni rifiuti industriali della Fiat di Melfi e dell’indotto ed in percentuale ridotta, delle fabbriche Fiat dell’Italia centro-meridionale. L’attività era destinata anche  all’ incenerimento dei rifiuti solidi urbani dell’area. Da quando Fiat ha venduto quelle attività non strategiche al gruppo, abbiamo di fronte una multinazionale ( EDF-Fenice)  che fa quello che vuole e l’intervento del Consigliere dimostra l’ignoranza con la quale ci si muove nei suoi confronti altro che  fare squadra. Tra l’altro, anche delle ceneri rivenienti dall’attività di abbruciamento e che sono a loro volta rifiuti industriali da avviare in opportuna  discarica non si sa che fine facciano.

Il monitoraggio dell’aria con le tre centraline dell’Arpab non convince , si rendano pubbliche le rilevazioni dei fumi ai camini che  in qualche cassetto giacciono secretate, sono quelle le rilevazioni più attendibili di tutto ciò che viene immesso nell’aria, le matrici ambientali al suolo e nella vegetazione, se fatte,  siano rese pubbliche. La azienda sanitaria del potentino in tutto questo è completamente assente, come la Regione e la  Provincia. Il piano di monitoraggio sull’attività dello stabilimento risale al 1999 è il caso di dire che risale al secolo scorso e va aggiornato.
Ulteriori preoccupazioni  sulla gestione sorgono quando il commissario liquidatore degli Ato – rifiuti, Sabino Altobello,   ha ipotizzato che per raggiungere una buona raccolta differenziata bisogna prevedere una sorta di  Acta regionale come del resto ha fatto il Sindaco di Potenza con relativa tariffa unica regionale: spalmiamo i costi dell’inefficienza. No, grazie! di Acta  ne basta una sola e che il carrozzone sia prerogativa di Potenza. Non c’è cosa più democratica della raccolta differenziata ed in modo particolare di quella porta a porta. I cittadini partecipano direttamente al loro benessere ma occorre dialogare con essi  ed interagire. E’ naturale che i Comuni dalla dimensione di un condominio debbono consorziarsi per gestire un servizio che sia economico ed efficiente  ed il vecchio netturbino alla guida del suo traballante motocarro forse è superato. Stante l’inettitudine in cui ci si trova a navigare anche quei comuni che si sono ben organizzati e riescono a differenziare quantità elevate di rifiuti pagano il prezzo della mancata programmazione e sono costretti ad indirizzare l’umido verso impianti di compostaggio pugliesi. A breve anche per Matera si porrà lo stesso problema.

L’umido che al momento viene prodotto dalla raccolta differenziata serve, purtroppo, a creare il compost grigio e viene utilizzato come copertura per le  discariche non  essendo stati creati idonei impianti  per la lavorazione del compost di qualità. La settimana scorsa  il Conai presentò un interessante lavoro utile per tutti  comuni della provincia di Matera , è una buona base di partenza perché ignorarla e non esportarla anche in Provincia di Potenza  e quando la Regione  Basilicata approverà le linee guida per la progettazione, costruzione e gestione degli impianti di compostaggio? C’è davvero molto da lavorare ma occorre applicarsi e purtroppo tutto questo non accade. [Articolo di Pio Abiusi]

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