Val Basento: l’ex assessore regionale Santochirico come “dottor Jekyll e mister Hyde
Riportiamo l’intervento dell’ex assessore regionale all’ambiente, Vincenzo Santochirico sulla questione della Val Basento, oggetto oggi di un convegno a Ferrandina organizzato dagli stati generali del Partito Democratico lucano. Un intervento ambiguo il suo, come ambiguo é l’attore politico che da assessore ha approvato lo sviluppo in Val Basento incentrato sull’industria dell’energia e dei rifiuti. Oggi da consigliere regionale sembra contestare con argomenti, questi sì datati e reciclati, proprio il modello di sviluppo propugnato appena un anno fa. Sottoponiamo l’intervento del consigliere regionale Santochirico per offrire spunti di riflessione che investono il futuro delle comunità della Val Basento che si preannuncia “nero”, almeno a considerare le numerose iniziative industriali ”sporche”, di cui alcune nuove finanziate nel nuovo bando della Val Basento, che si aggiungono alle questioni del mega stoccaggio di gas russo della Geogastock, alle mega centrali termoelettriche, alle industrie di stoccaggio e incenerimento dei rifiuti, anche pericolosi mentre al capezzale della Val Basento emergono scenari internazionali inquietanti…
Un ‘operazione di verità, responsabilità e coraggio è quello che serve alla Valbasento.In questa area industriale negli ultimi anni c’è stata una massiccia riduzione della base produttiva . Negli ultimi dieci anni tre interventi sostanzialmente identici, hanno cerca to di rianimarla con risultati modesti, garantendone una sopravvivenza. Sempre più stentata, Anche l’ ultimo bando, che vedrà nei prossimi giorni le prime approvazioni, setutto va bene, nell’arco dei prossimi 3 anni, dovrebbe generare non più di 200 posti di lavoro con un sostegno pubblico di circa. 33 milioni di euro. La vocazione di un tempo è ormai un ricordo e sono patetiche le nostalgiche riproposizioni di qual che organismo che ignora le scelte politiche nazionali.
Intanto, emergono con sempre più nettezza due linee di intervento. Da una parte cresce, la propensione e la pressione
per cospicui investimenti in consistenti strutture produttive in campo energetico. A parte, gli ormai crescenti interessi e istanze per campi di produzione energetica da fonti rinnovabili (soprattutto fotovoltaici ), restano all’orizzonte, e in qualche caso anche più vicine, le tre centrali a turbogas (Pisticci, Salandra, Ferrandina) che arrivano fino a 2.000 MW (più di un altro Pear). La tendenza si accentua e si fa anche più critica con il deposito di stoccaggio di gas sia per dimensione che per implicazioni geo-politiche (e non solo) . Un complesso di interventi che – ove realizzati- vedrebbero, da un lato, investimenti per miliardi di euro, un’occupazione diretta di una qualche consistenza ma insignificante rispetto alla mole delle risorse finanziarie impiegate, una opportunità più significativa per le imprese locali nella fase esecutiva (sempre che si evitassero non necessarie committenze esterne, come spesso accade , e ingiustificate esclusive), dal l’altro, una importante modifica del paesaggio, della qualità e della configurazione del territorio. Invero, nel Pear la scelta di limitare questo tipo di presenze e dì ancorarle ad un negoziato con il governo nazionale (competente in materia) è rimasta lettera morta. Così come una misura che aveva un pregnante connotato politico e democratico come I’ istituzione del tavolo di garanzia finalizzato ad un confronto preventivo, ampio e partecipato, replicando nel settore energetico quello che si era fatto in quello radioattivo, non ha avuto alcun seguito (pur essendo trascorsi quasi 2 anni dalla sua istituzione). L’altra tendenza che si manifesta con crescente intensità è quella nel settore ecologico o, per dirla più direttamente e semplicemente, dei rifiuti. Già la presenza di un importante impianto di trattamento dei reflui polarizza attività e attenzioni (spesso anche dubbi e polemiche). Progetti per impianti in questo campo(o per la produzione di macchinari relativi al settore ), sono ampiamente presenti fra quelli candidati al bando Val Basento 2010, alcuni già finanziati altri prossimi a esserlo, peraltro in alcuni casi già in corso di realizzazione (protagonisti, peraltro, imprese locali). Circolano ipotesi di localizzazione di infrastrutture funzionali al redigendo (?) piano provinciale dei rifiuti solidi urbani. Così come non sfuggono suggestioni di riconversioni di infrastrutture logistiche funzionali a questo campo di attività. Insomma, progressivamente, per vie e ragioni diverse ma con ritmi sempre più insistenti, prendono corpo quelli che si potrebbero definire un polo energetico e uno ecologico.
Chi decide, apprezza, valuta compatibilità , effetto d’insieme e monitora questi interventi e attività ? E’ possibile che si proceda molecolarmente con un frazionamento delle istruttorie e delle decisioni senza che a monte siano definiti direttive, obiettivi , strumenti e tempi di verifica ? Chi stabilisce la soglia di sostenibilità ambientale e sociale fra politiche industriali e politiche territoriali ? Come si evitano gli scempi e i postumi delle politiche risanamento relative all’industria chimica ? Quale relazione vi è fra nuove attività e risanamento (a proposito. che fine ha fatto l’APQ sulla bonifica ? [leggi in proposito l'iniziativa dell'Accordo di Programma Quadro per la bonifica della Val Basento]), Chi vuole discutere di Valbasento oggi, evitando sia le litanie sul passato che gli allarmismi sul futuro, ma soprattutto l’indifferenza e il lassez fair e sul presente, non può che guardare in faccia la nuova realtà , le tendenze che la caratterizzano, le proposte che vengono presentate, avendo il coraggio di decidere e di scegliere , non di distrarsi o procrastinare. Del pari, la parte pubblica no potrà ancora ritardare o rinviare il riesame della propria presenza in questi processi. Bene l’avvio della riforma dai consorzi industriali, che nel caso specifico dovrà essere rapportata al nuovo quadro produttivo innanzi trattato. Ma come non riflettere su strutture che nel corso del tempo, per necessità più che per volontà, probabilmente hanno ormai modificato l ‘originaria mission ? Insomma anche per la Val Basento va le quello che diciamo per il mondo di oggi ; la realtà è cambiata , i contesti produttivi sono mutati, le relazioni fra territorio e attività produttive esigono nuove coniugazioni. Dire che sviluppo e ambiente devono andare insieme è dire troppo e troppo poco al tempo stesso . Il problema è il “come” che spesso incide e decide anche sul “se”. Per la Val Basento, in conclusione, non sono più sufficienti letture datate, strumenti di finanziamento ormai scarsamente efficaci, striscianti mutamenti epidermici scelte sotterranee sottaciute. Occorre il nuovo programma che con tenga obiettivi, scelte produttive, regole, compatibili, strumenti di governo. Regione, Consorzio Industriale, enti locali, per parte pubblica, devono assolvere a questo onere, interloquendo con parti sociali e Istanze di cittadinanza attiva. Strade diverse e oblique non porteranno a soluzioni economicamente sostenibili, socialmente apprezzabili, democraticamente soddisfacenti. [di Vincenzo Santochirico - La Nuova del Sud 8/1/2011]






Eh!Eh! in otto mesi il mondo è cambiato .
Priam era tutto a posto, adesso le tinte sono divenute fosche.
Una foschia tanto spessa da apparire criptica
L’ex assessore all’ambiente Santochirico, oggi “solo” consigliere regionale si ostina nel richiamare un certo allarmismo ormai scudo corazzato per nascondere verità che pian piano stanno emergendo. Secondo me è l’ex assessore il vero “allarme sociale” di questa regione. Propugna soluzioni per un’area che attende di conosce le bonifiche ormai da anni e non si rende conto che quando egli era assessore aveva il compito preminente di garantire la tutela dell’ambiente, cosa che non ha mai fatto: si è sempre contraddistinto come l’assessore che puntava il dito contro gli allarmisti.
Leave your response!
CERCA UN ARTICOLO
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER OLA
ULTIMI COMMENTI
TEMATICHE
ARCHIVIO
IN EVIDENZA