sMemorandum
Sullo sfondo di una nazione divisa – ed alle prese con i nuovi riti della società di massa – la “spettacolarizzazione” del quotidiano assume un significato tipico di un regime totalitario. Ecco che i gesti, i simboli e l’agire individuali di quanti hanno oggi la responsabilità delle scelte esprimono disprezzo per la partecipazione e la democrazia. Valori questi considerati inutili perdite di tempo. Lo “sMemorandum” è un incoraggiamento all’intelligenza di quanti pensano che la realtà della Basilicata non sia quella prefigurata dalle compagnie petrolifere interessate allo sfruttamento del territorio, per il proprio profitto.
DOCUMENTO CONGIUNTO PER UNA RICHIESTA DI MORATORIA DELLE ATTIVITA’ PETROLIFERE IN BASILICATA E SULLE SALVAGUARDIA DELLA SICUREZZA DELLE POPOLAZIONI E DEI LAVORATORI
La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e No Scorie Trisaia chiedono alle categorie sociali e politiche l’adesione al “decalogo” sulla trasparenza e sulla legalità delle attività minerarie in Basilicata. Tema sul quale occorre una disamina “a bocce ferme” con la partecipazione di tutte le categorie sociali interessate e delle rappresentanze dei cittadini lucani. Azione che non può prescindere da una richiesta congiunta di una moratoria delle attività minerarie sul territorio lucano, al fine di ottenere la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti. Il recente episodio dei 21 operai dell’Elbe, intossicati da una nube di H2S a circa 200 metri dal centro Oli di Viggiano, e la presenza di metalli pesanti (manganese, bario e cromo) nella sorgente lucana della fonte Acqua dell’Abete, e di bario nelle acque della diga del Pertusillo, deve far riflettere sui possibili rischi legati alle estrazioni del petrolio.
Così come bisogna riflettere sull’occupazione sperata e promessa, ma che dopo quasi 20 anni di attività estrattiva non è arrivata. La maggior parte dei dipendenti impegnati nelle attività estrattive è rappresentata da tecnici provenienti da fuori, mentre i lucani continuano ad emigrare al ritmo di 1.000 abitanti all’anno. Emigrano anche dall’area estrattiva della Val d’Agri interessata dalle royalties minerarie, a riprova che anche dove le royalties arrivano in maniera significativa non è più applicabile l’equazione risultata fasulla sul “petrolio uguale ricchezza e uguale lavoro”.
Ai comuni dell’area della Val d’Agri facciamo anche notare che il nuovo accordo tra Regione e Governo toglierà in futuro una parte considerevole delle royalties, producendo al danno anche la beffa. Infatti, il nuovo accordo così tanto pubblicizzato, prevede che le società minerarie restituiscano al territorio non direttamente le royalties, ma infrastrutture e servizi. Ciò che in sostanza toccherebbe ad una buona attività amministrativa, oltre al sospetto che le infrastrutture servano alla stessa attività mineraria. Col nuovo accordo sarà impossibile quantificare realmente quanto le compagnie petrolifere lasceranno al territorio, già depredato da quel misero 7% di royalties e da un prezzo della benzina alla pompa dei distributori lucani tra i più alti d’Europa.
Secondo la Ola e No Scorie Trisaia, ai nostri amministratori regionali e all’opposizione presente in Consiglio regionale, manca la volontà politica di creare modelli economici validi. Anzi, la politica regionale è ferma ai facili e immediati interessi che legano la maggioranza e l’opposizione alle esclusive volontà dei petrolieri.
Per questa ragione si chiede di condividere il seguente decalogo:
1 – DEMOCRAZIA: agli accordi sottoscritti dalla Regione Basilicata con il Governo centrale devono partecipare anche i sindaci dei Comuni, affinché le decisioni istituzionali vengano condivise dai territori e non calati dall’alto. Occorre subito convocare una Conferenza tra Regione e Sindaci che coinvolga in modo democratico anche i cittadini attraverso consigli comunali aperti, prima della ratifica di qualsiasi accordo economico-minerario.
2 – TUTELA DELLE ECONOMIE LOCALI: il petrolio è una risorsa a termine non rinnovabile. L’agricoltura e il turismo di cui vive la nostra gente è invece un’economia rinnovabile. Le estrazioni petrolifere danneggiano le economie locali e non devono essere autorizzate dalla Regione Basilicata, ma direttamente dal territorio interessato.
3 – TUTELA DELLE ACQUE: finché è in atto l’attività estrattiva, i controlli delle acque devono essere fatti su tutti i parametri e sostanze, compreso eventuali presenze di isotopi radioattivi. Devono essere continui e quotidiani e riguardare le acque potabili, quelle di irrigazione e di abbeveraggio degli animali e gli studi preliminari devono rispettare clausole ambientali vincolanti relativi alle falde acquifere ed ai corpi idrici superficiali. L’acqua inquinata può entrare nel circuito alimentare umano attraverso il cibo e non solo attraverso il circuito del potabile. I lucani devono avere la possibilità di sapere il perché nelle loro acque si trovano metalli pesanti e bario, elemento non presente in natura e riconducibile, insieme al cromo e al manganese, alle attività minerarie come residui delle sostanze chimiche usate durante le fasi di perforazione. E’ necessario che la Regione Basilicata riveda il proprio Piano di tutela delle Acque. Quello vigente non tiene in alcun conto l’interferenza delle attività petrolifere con il circuito delle acque superficiali e di profondità.
4 – TUTELA DELL’AMBIENTE E LIMITI DI EMISSIONI:non può essere dichiarata a parole. In Basilicata manca un sistema fisso di centraline di controllo sul territorio che va realizzato seguendo precisi criteri di ubicazione relativamente alle fonti di emissione. Quelle esistenti sono poche e malfunzionanti e spesso sono senza manutenzione continua. Occorre, inoltre, garantire limiti di emissioni in atmosfera attraverso una legge regionale che fissi i limiti di emissione e di presenza nel suolo, nell’acqua, nell’aria, nei prodotti agricoli e zootecnici, adeguando così i limiti italiani, fortemente permissivi verso le compagnie minerarie, ai limiti consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non servono i monitoraggi se poi è permesso inquinare per legge.
5 – ROYALTIES: é evidente la truffa ai danni del territorio derivante dagli attuali accordi con le compagnie minerarie. Esse guadagnano dalla trasformazione del greggio estratto in benzina, diesel, manufatti in plastica, prodotti chimici e altro. In tutto il mondo le compagnie lasciano al territorio, a compensazione dei danni che producono, dal 50 al 95% del valore commerciale dei barili di greggio estratti. In Basilicata, unico caso al mondo, le compagnie trattengono invece il 93% del valore commerciale dei barili estratti e non è permesso ai cittadini un controllo diretto sui barili estratti. Esistono inoltre franchigie sulle concessioni petrolifere, ovvero concessioni territoriali disegnate ad hoc sulla carta dalle stesse compagnie petrolifere, in modo tale da non far scattare le royalties destinate ai comuni (per l’estrazione di gas il limite è fissato in 25 milioni di mc. e 20 milioni di kg. per il petrolio). Occorre porre un freno garantendo alle amministrazioni comunali di partecipare alle decisioni per gli accordi istituzionali;
6 – REGOLE PER LE RICERCHE E TRIVELLAZIONI PETROLIFERE: le trivelle non possono essere messe in azione ovunque. Bisogna far rispettare regole precise che escludano le aree protette regionali e nazionali, i Siti di importanza comunitaria, le aree a valenza paesaggistica e archeologica, i centri abitati, le località comprese a meno di 10 Km da dighe e aree fluviali. Occorre ripristinare gli esami piezometri entro un raggio di 300 metri da ogni pozzo estrattivo e monitorare costantemente i livelli di salinità del terreno, stabilendo un limite di salinità oltre il quale non bisogna assolutamente trivellare. Per osmosi, in caso di ambiente salino, le sostanze chimiche usate nelle trivellazioni si diffondono più velocemente nel terreno circostante e in profondità, inquinando terra e acque;
7 – LIMITI AL CONSUMO DI ACQUA NELLE ATTIVITA’ PETROLIFERE: per ogni barile di greggio estratto, occorrono 8 barili di preziosa acqua necessaria per estrarre il greggio e lavorarlo. Un barile corrisponde a circa 160 litri. Per cui, per estrarre circa 180 mila barili al giorno di greggio, come risulta dalla proposta del governatore De Filippo in accordo col sottosegretario Guido Viceconte, i cittadini e i contadini lucani si devono apprestare a rinunciare a 1.444.000 barili di acqua al giorno per un totale di circa 230.400.000 litri di acqua al giorno. In tal modo, un anno di estrazioni, la Basilicata regala ai petrolieri mezza diga del Pertusillo, da aggiungersi a quella che già versa per quattro milioni di pugliesi. Occorre fissare i limiti di prelievo di acqua utilizzabile nel ciclo estrattivo e di lavorazione del greggio, sia per limitarne i rischi di inquinamento da idrocarburi e da metalli pesanti e sia al fine di non privare i contadini e cittadini lucani della preziosa risorsa, di gran lunga più importante dal punto di vista della salvaguardia della biodioversità e strategica per le economie di scala;
8 – FIDEJUSSIONI E FONDO DI GARANZIA PER I RIPRISTINI AMBIENTALI: le attività minerarie devono essere affiancate da garanzie e fidejussioni da sottoscrivere con S.p.A. e non con società a responsabilità limitata che oltre ad avere capitali sociali irrisori, spesso risultano non tracciabili nel tempo. Come ci insegna la cronaca quotidiana internazionale, queste società possono creare all’ambiente danni catastrofici e irreversibili ed é scientificamente noto che possono stimolare persino i terremoti, perché pompano liquidi ad alta pressione giù nella crosta per estrarre petrolio;
9 – EPIDEMIOLOGIA: La Regione si deve farsi carico di un’indagine epidemiologica retrospettiva al fine di capire quali danni alla salute e perché stiano scontando i lucani, visto che l’Istituto nazionale dei tumori di Milano ha riscontrato un andamento delle malattie tumorali doppio rispetto alla media nazionale e visto che una relazione sanitaria della stessa Regione ha già riscontrato un andamento di patologie cardiorespiratorie del 44% intorno all’area del centro oli di Viggiano, contro un 19% nel resto della Basilicata. A tal proposito, è necessario istituire una Commissione d’inchiesta per capire il perché, questa relazione è stata interrotta nel 2000, dopo appena tre anni di significativi risultati dei danni che si registravano intorno alle attività del centro oli di Viggiano;
10 – WARNING: Come accade in California, anche in Basilicata, le società minerarie devono obbligatoriamente periodicamente pubblicare su tutti i media locali e sui siti istituzionali l’avviso che la filiera petrolifera, dall’estrazione alla pompa di benzina, è cancerogena. Ciò al fine di informare i cittadini circa i danni sulla salute provocati dalle attività minerarie offrendo garanzie di informazione e trasparenza.
FINORA HANNO ADERITO:
Sui Generis Basilicata, Movimento politico
5 Stelle Basilicata, Movimento politico
Associazione Radicali Lucani
PRC provinciale di Matera
Comitato ambientalista “Legamjonici”
Circolo SEL Montalbano Jonico (MT)
AIEA Val Basento
Movimento Lucania Viva
Forum Stefano Gioia
Laboratorio per Viggiano (PZ)
Associazione Loe – Bottega del Mondo, Matera
Gruppo politico “Lista dei Cittadini” di Pisticci (MT)
Legambiente Matera
Legambiente Montalbano Jonico (MT)
Circolo Rifondazione Comunista-FdS, Potenza
BRIO (Brillanti Realtà In Osservazione), Matera
Associazione Articolo 9
Associazione Terra di Sud, Irsina (MT)
Per aderire anche tu e “sposare” il nostro decalogo compila, in ogni sua parte, il form sottostante:


E’ proprio vero che di Berlusconi ce ne sono tanti !
[...] http://www.olambientalista.it/index.php/smemorandum/ [...]
[...] petrolifere interessate allo sfruttamento del territorio, per il proprio profitto. [da sito OLA - sMemorandum]. Una nuova puntata sulla Val d’Agri raccontata con gli occhi della gente che ci vive. Niente [...]
[...] e le proposte, tante e facilmente rintracciabili sul web; mi viene solo da ricordarne alcune: – il documento congiunto per una richiesta di moratoria delle attività petrolifere in Basilicata – il raduno in val [...]
[...] Perché sMemorandum in Camper? La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e No Scorie Trisaia si rivolgono ai cittadini, alle categorie sociali e politiche. Chiedono in specifico l’adesione al “decalogo” sulla trasparenza e sulla legalità delle attività minerarie in Basilicata. Tema, questo, sul quale occorre una disamina “a bocce ferme”, con la partecipazione di tutte le categorie sociali interessate e delle rappresentanze dei cittadini lucani, attualmente esclusi da ogni decisione in merito ed all’oscuro dei contenuti del “Memorandum”, sottoscritto dalla Regione Basilicata con il Governo. Azione che non può prescindere da una richiesta congiunta di una moratoria delle attività minerarie e petrolifere sul territorio della Basilicata, al fine di ottenere la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti e conseguentemente dalle richieste elencate nel documento predisposto dalla Ola e da No Scorie Trisaia al quale hanno aderito, sottoscrivendolo, Associazioni, Partiti Politici e Comitati. [Qui è possibile prendere visione dello sMemorandum da sottoscrivere] [...]
[...] Perché sMemorandum in Camper? La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e No Scorie Trisaia si rivolgono ai cittadini, alle categorie sociali e politiche. Chiedono in specifico l’adesione al “decalogo” sulla trasparenza e sulla legalità delle attività minerarie in Basilicata. Tema, questo, sul quale occorre una disamina “a bocce ferme”, con la partecipazione di tutte le categorie sociali interessate e delle rappresentanze dei cittadini lucani, attualmente esclusi da ogni decisione in merito ed all’oscuro dei contenuti del “Memorandum”, sottoscritto dalla Regione Basilicata con il Governo. Azione che non può prescindere da una richiesta congiunta di una moratoria delle attività minerarie e petrolifere sul territorio della Basilicata, al fine di ottenere la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti e conseguentemente dalle richieste elencate nel documento predisposto dalla Ola e da No Scorie Trisaia al quale hanno aderito, sottoscrivendolo, Associazioni, Partiti Politici e Comitati. [Qui è possibile prendere visione dello sMemorandum da sottoscrivere] [...]
[...] ambientaliste denunciano l’insostenibilità delle scelte dell’Accordo del ’98 prima e del Memorandum sul petrolio firmato da De Filippo e Viceconte con le compagnie petrolifere ora. Insostenibilità per mancanza [...]
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