Home » Dalle altre regioni, Energia - 16 ottobre 2011

Il gas abbonda ma Eni specula sul prezzo

Di gas, in Italia, ce n’è in grande quantità ma il prezzo aumenta. Eppure, in base alle leggi di mercato, dovrebbe essere il contrario. Le aziende del settore fanno registrare aumenti anche del 35-40% sul prezzo del gas. Come mai? La spiegazione del perchè ciò avvenga arriva da Confindustria Ceramica.  “In Italia c’è pochissima liquidità sul mercato del gas – dice Armando Cafiero, direttore generale di Confindustria Ceramica (Sole 24 Ore del 14.9.11) – ma non perchè non ne arrivi abbastanza. Le forniture correnti abbondano rispetto alla domanda, che è calata per le note difficoltà dell’industria.  La vera ragione è che la capacità d’importazione è sottoutilizzata dall’Eni, che la sfrutta solo al 60% e non consente ad altri di far passare il proprio gas nelle infrastrutture inutilizzate.

La conservazione di quote di capacità non utilizzate evidentemente riduce la competizione e la liquidità del nostro mercato”. La denuncia di Confindustria Ceramica demolisce le posizioni di chi, come ad esempio Confindustria Abruzzo, sostiene che in Italia è necessario costruire nuovi gasdotti. La questione ci riguarda molto da vicino perchè conferma ciò che da tempo affermiamo e cioè che la costruzione del mega gasdotto Brindisi-Minerbio di 687 km (del quale il Sulmona-Foligno di 168 km è un pezzo) non serve all’Italia nè tanto meno all’Abruzzo.

Già oggi, infatti, le infrastrutture esistenti nel nostro Paese hanno una capacità di trasporto del gas di oltre 107 miliardi di metri cubi l’anno, una cifra che è di molto superiore al consumo interno, che lo scorso anno non  ha raggiunto gli 83 miliardi di metri cubi. Che il nuovo mega gasdotto serva per rafforzare il ruolo di “hub” dell’ Eni lo riconosce la stessa Snam. Questo significa che l’Eni farà notevoli profitti rivendendo il gas ai Paesi europei, mentre tutti i danni e i rischi saranno scaricati sui territori attraversati: in questo caso sulle aree altamente sismiche dell’Abruzzo interno, già devastate dal terremoto dell’aprile 2009.

Che la nostra Regione non abbia bisogno del nuovo gasdotto lo si deduce anche da un altro dato incontrovertibile, che Confindustria Abruzzo finge di ignorare: in Abruzzo la produzione di energia è superiore di circa il 30% rispetto al fabbisogno interno (dati del Piano energetico regionale). Insomma, non solo il gas abbonda, ma abbondano anche le ragioni perchè martedì 18 ottobre il Consiglio Regionale approvi, ci auguriamo alla unanimità, la risoluzione che boccia il progetto della Snam relativo al metanodotto Sulmona-Foligno con centrale di compressione a Sulmona, consentendo così di individuare un tracciato alternativo rispetto alla dorsale appenninica. [Comitati cittadini per l'ambiente di Sulmona]

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