Home » Acqua, Osservatorio Media, Rifiuti Connection - 2 febbraio 2011

Liquami sversati nel Bradano e nel Basento: otto sindaci imputati

«A Pietragalla trovammo cinque scarichi a cielo aperto che finivano in un torrente». Il luogotenente Vincenzo Anobile in quel periodo ad Acerenza comandava la comandava la compagnia dei carabinieri. Il torrente di cui parla è un affluente del fiume Bradano. Lo dice in aula, davanti ai giudici del Tribunale di Potenza. Quelle indagini portarono al sequestro dei depuratori di quasi tutti i comuni su cui erano competenti a indagare i carabinieri della compagnia di Acerenza. E ora i sindaci e alcuni dipendenti comunali sono a giudizio.

Antonio Anatrone è stato sindaco ad Acerenza. Rocco Potenza era il responsabile dell’area tecnica. «Una condotta fognaria era in pessimo stato d’uso e priva di manutenzione». I liquami, hanno accertato i carabinieri, «finivano prima nei campi coltivati da un agricoltore, poi nel fiume Bradano». Francesco Ragone è stato sindaco a San Chirico Nuovo. Giuseppe Lotito capo dell’uf ficio tecnico. Secondo l’accusa hanno «permesso» a una condotta fognaria di acque reflue di scaricare nella Fiumara di Tolve, «nonostante la presenza di un impianto di depurazione comunale ultimato e mai entrato in funzione».

Giovanni Armiento è stato primo cittadino a Tolve. Giuseppe Di Donna era il responsabile dell’ufficio tecnico. Le acque reflue «non conformi ai limiti di legge» uscivano dal depuratore comunale e finivano nel torrente Castagno. Sostengono i carabinieri: «La fuoriuscita dei liquami era a loro nota per via delle continue lamentele avanzate dai cittadini». Ma non si sono mai attivati. A Tolve è finito sotto inchiesta anche il manutentore dell’impianto: Emilo Antonio Marottoli. Rocco Pappalardo è il sindaco di Oppido. Michele Ramunno il responsabile dell’area tecnica e Cesare Pagano il manutentore del depuratore. Anche a Oppido le acque reflue uscivano dal depuratore e finivano nel torrente Fosso Castagno. La campionatura delle acque secondo i carabinieri superava i limiti di legge. Rocco Zotta era il sindaco di Pietragalla. Antonio Iacobuzio il responsabile dell’area tecnica. I carabinieri hanno accertato che le acque reflue urbane «originate dall’abitato e dalle frazioni, in cui risultava mancante un idoneo impianto di depurazione», finivano nei corsi d’acqua denominati Torrente Rosso, Alveo Cancellara e fiume Bradano. Secondo il sostituto procuratore Ferdinando Esposito (ora in aula l’accusa è rappresentata dal pm Luca Musto), che ha coordinato le indagini e che da un paio d’anni si è trasferito a Milano, «in questo modo sono stati danneggiati alberi, piante e arbusti».

Franco Adamo è stato primo cittadino ad Albano. Vito Stoppelli capo dell’area tecnica. Secondo l’accusa con la loro condotta «hanno permesso, nonostante il cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione, testimoniato dalle continue esalazioni maleodoranti, che le acque reflue finissero nel sottostante fiume Basento». Faustino Bubbico è stato sindaco a Brindisi di Montagna. Salvatore Carbone il responsabile dell’area tecnica. Le acque reflue finivano nel Basento. È sotto processo anche il manutentore: Antonio De Stefano. Stesse accuse per Carmine Trivigno, all’epoca sindaco di Pietrapertosa e Francesco Taddeo, responsabile dell’area tecnica. I reati risalgono al 2004. E alcuni, a sentire gli avvocati, sarebbero già prescritti. [articolo di Fabio Amendolara, tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno 1/2/2011]

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Ecco l’elenco degli imputati del processo per l’inquinamento ambientale causato dal mancato funzionamento dei depuratori comunali. I reati risalgono al 2004 e alcuni, a sentire gli avvocati, sarebbero prescritti:
Francesco Ragone, Giuseppe Lotito, Antonio Anatrone, Rocco Potenza, Domenico Zotta, Antonio Iacobuzio, Giovanni Armiento, Rocco Pappalardo, Michele Ramunno, Cesare Pagano, Carmine Trivigno, Francesco Taddeo, Antonio De Stefano, Faustino Bubbico, Salvatore Carbone, Giuseppe Di Donna, Emilio Marottoli, Francesco Adamo Vito Stoppelli.

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