Policoro, il TAR dà ragione alla Gas Plus
La Gas Plus italiana ha vinto il ricorso al Tar di Basilicata in merito all’o rdinanza sindacale di Nicola Lopatriello, con la quale, un anno fa, il primo cittadino di Policoro chiedeva alla società mineraria di spostare dall’interno del recinto di pozzo Morano, in contrada Bosco Soprano, una settantina di fusti con la croce di Sant’Andrea. Fusti contenenti polimeri da utilizzare per facilitare la perforazione. La Gas Plus, appena emessa l’ordinanza, minacciò il ricorso al Tar e inviò una lettera al Comune e alla Gazzetta, nella quale elencava i polimeri utilizzati e informava dei permessi concessi al loro uso da parte del ministero per lo sviluppo economico.Il sindaco di Policoro, Nicola Lopatriello, nonostante il Tar gli abbia dato torto, ha confermato di pensarla come allora:«I permessi all’uso di sostanze chimiche non evitano che esse possano inquinare le falde acquifere e i terreni circostanti, visto il delicato ecosistema dell’area in questione. Ed è su questo che noi vogliamo garanzie». La Gas Plus le ha anche chiesto 15 mila euro di danni, vero? «Mi pare di ricordare che siano 15 mila euro. Dovrà, però, attendere per riscuotere, perché ricorreremo al Consiglio di Stato.
Nel frattempo chiederemo alla Gas Plus i piani ingegneristici di Pozzo Morano più gli studi piezometrici fatti, perché vogliamo sapere fino a che profondità sono arrivati, se hanno incrociato falde acquifere e che strati di salinità hanno attraversato, per capire ciò che sapevano prima di perforare e se per osmosi i polimeri non si siano diffusi in profondità nei circuiti dell’acqua e da essa nella catena alimentare». Sono cinque le società minerarie che nel Metapontino estraggono circa 140 milioni mc. di gas: l’Eni, la Medoilgas, la Petrorep, l’Edison e la Gas Plus. Gestiscono dieci concessioni di coltivazioni e una cinquantina di pozzi, dei quali la Gas Plus ne possiede circa la metà: cioè, ben sei concessioni al 100 per cento, più “Gara guso” al 50 per cento e Monte Verdese al 30 per cento, per un totale di 10 pozzi estrattivi, tre dei quali, Colacello, Filici e Policoro 001 (pozzo Morano), nel territorio di Policoro e altri 2, pozzo Rivolta 001 e Nova Siri 001, i «famigerati» pozzi a 200 m. dal deposito di sostanze radioattive dell’Itrec di Trisaia, nel territorio di Nova Siri, ma di fatto a un paio di km. in linea d’aria dal suo territorio. Dei due pozzi di Nova Siri, i comuni di Policoro, Nova Siri e Rotondella chiedono da tempo alla Regione la chiusura per possibili rischi sismici, data la vicinanza all’Itrec.
Il danno e la beffa: dieci concessioni e nulla ai comuni
Le dieci concessioni del Metapontino in totale estraggono circa 140 milioni di mc. di gas senza dare un centesimo di royalties ai comuni perché si calcola una franchigia di 25 milioni di mc. per ogni concessione e non sul totale dei mc. estratti. La franchigia è stata contestata dagli ambientalisti. Il sindaco ha anche lamentato di essere stato lasciato solo dalle associazioni. Ma No Scorie Trisaia e Organizzazione lucana ambientalista dicono: «Il sindaco si difendesse meglio andando alle Conferenze di servizio e firmando la nostra moratoria sulle nuove estrazioni. È da un anno che chiediamo le analisi dei pozzi artesiani e dei sedimenti del Sinni dei dintorni di pozzo Morano, per cercare mercurio, idrocarburi, metalli pesanti e bario». [di Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/12/2011]










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