La speculazione sul petrolio? Una tassa di 13 centesimi al litro
[Osservatorio Media] Proponiamo un articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi sui diversi meccanismi speculativi sul petrolio che spesso restano ignoti, così come le quantità effettive di barili di greggio estratti in Basilicata o l’effettivo consumo di carburanti che finisco per attivare le strategie ologopolistiche e quelle del prelievo fiscale incontrollato. Di seguito l’articolo di Stefano Agnoli: ”Mentre si discute sulla speculazione del petrolio, Una «tassa occulta» su benzina e gasolio che vale 13 centesimi al litro. Un prelievo che si traduce in 6 miliardi di euro complessivi nel solo 2010. Per colpa e a favore di chi? Degli speculatori internazionali che aprono posizioni finanziarie sul barile di petrolio; dei paesi asiatici (e della Cina) che sono le uniche aree mondiali dove la domanda di greggio sale; ma anche del Fisco italiano che da sempre fa lauti guadagni ogni volta i prezzi salgono, e che viceversa diventa sordo quando si parla di sterilizzare l’Iva sui carburanti. È a queste conclusioni che si arriva elaborando gli andamenti della domanda di greggio e dei prodotti petroliferi, risultati che accomunano Italia e paesi Ocse, perché le proteste sull’impennata dei prezzi della benzina non sono una caratteristica esclusivamente nazionale. Mentre da noi si supera l’euro e mezzo al litro e si profetizza il raggiungimento di quota 1,8 in primavera, negli Usa gli automobilisti assistono con preoccupazione al ritorno della soglia dei 4 dollari per gallone, e temono di toccare nei prossimi mesi i cinque dollari. Cose mai viste finora.
Ma da dove derivano queste valutazioni, che si sommano alle distorsioni tutte italiane come lo «stacco» strutturale di 4 centesimi al litro rispetto all’Europa, l’inefficienza della rete distributiva, le strategie oligopolistiche delle grandi compagnie e le manovre sui listini da parte di qualche gestore? Dalla considerazione che tra 2009 e 2010 i consumi di petrolio e di prodotti petroliferi non si sono discostati così tanto da giustificare movimenti bruschi dei prezzi, in particolare di quelli per autotrazione. I dati dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sono chiari: la domanda mondiale di greggio è salita da 85 milioni di barili al giorno nel 2009 agli 87 di oggi, e la metà di questo incremento si deve all’area asiatica e ai consumi cinesi. Nell’ultimo anno, insomma, non ci sono state alterazioni dei «fondamentali», cioè del gioco domanda-offerta.
Malgrado tutto, però, il prezzo del barile ha continuato a crescere. Effetto del dollaro che si è deprezzato? Mica tanto, o non solo: calcolato nella valuta europea il valore medio del barile di brent è passato dai 44 euro del 2009 ai 60 del 2010, con un incremento del 36%. Ballano, insomma 16 euro al barile all’interno dei quali, come dice qualcuno, si annida «la vipera speculativa». Cioè la «tassa occulta» che gli automobilisti riconoscono agli hedge funds o alle banche d’affari che scommettono all’Ipe di Londra o al Nymex di Wall Street. Se si pensa che in Italia il 60% del contenuto di un barile di petrolio finisce in benzina e gasolio per autotrazione si può calcolare il fardello in 6 centesimi al litro. Pari a 2,9 miliardi di euro sui più di 45 miliardi di litri di benzina e gasolio consumati lo scorso anno.
Ma non finisce qui, perché l’effetto «tassa occulta» diventa ancora più elevato se si prende in considerazione il prezzo finale di benzina e gasolio, quello pagato da chi fa il pieno. Prima nota curiosa: nel 2010 la domanda di benzina (14,1 miliardi di litri) e di gasolio (31,1 miliardi) in Italia non è cresciuta. Anzi la prima è addirittura diminuita, a conferma che in questo settore non è la domanda a determinare i prezzi. Che sono invece saliti, in media, del 10 e del 15% a 1,36 euro al litro e a 1,21 euro al litro. Un incremento di 13 centesimi al litro sia per la benzina che per il gasolio. Ovvero 6 miliardi di euro usciti dai portafogli degli italiani e finiti ad ingrassare Wall Street, ad anticipare la crescita dell’economia di Pechino e a tranquillizzare i funzionari dell’Agenzia delle Entrate e, dal primo gennaio, anche quei Governatori di Regione che hanno introdotto le addizionali locali. Mai dimenticare, infatti, che 6 euro su dieci del nostro pieno finiscono dritti nelle casse dello Stato. [Stefano Agnoli - Corriere della sera 17/1/2011]










Leave your response!