«In
relazione agli articoli pubblicati dal vostro giornale a firma
di Osvaldo Pieroni e Renato Nicolini, mi preme precisare alcuni
questioni che sono premessa indispensabile di qualsiasi analisi
legata alla vicenda Europaradiso». Inizia così
la lunga nota dell'assessore regionale all'Ambiente Diego
Tommasi, chiamato in causa sulla vicenda "Europaradiso"
dai due docenti universitari che fanno parte del gruppo di
lavoro regionale del progetto "Paesaggio e identità"
contro ecomostri e abusiviemo. «Pieroni e Nicolini -
scrive Tommasi - omettono di dire nella loro "arringa"
che sa molto di giudizio già formato e non rinviabile
a un grado d'appello, non fosse altro che per i toni utilizzati
da entrambi, che la Zps, alla quale si riferiscono, è
lì e pregia di un valore sicuramente aggiunto l'intera
area, perché sin dal nostro insediamento abbiamo inteso,
come primo atto, aderire in termini compiuti al progetto europeo
in campo ambientale e dare seguito concreto all'istituzione
di aree di protezione, secondo le indicazioni che provenivano
dal mondo scientifico in ordine alla protezione di flora e
fauna».
«Parimenti dobbiamo ricordare - continua l'assessore
regionale all'Ambiente - che il progetto "Paesaggi e
identità" alla quale si fa pure riferimento non
è oggi una realtà bella, produttiva sicuramente
di grandi cambiamenti, perché dalle dorate aule universitarie
si è levato un moto di proposizione, ma perché
in fase di discussione, seppure da una postazione angusta
e difficile, quale quella dell'opposizione, scarsamente percepita
dal grande pubblico, non abbiamo voluto in alcun modo rinunciare
alla possibilità, di poter cambiare qualcosa, credendo
di poter incidere, in maniera reale, anche rispetto alle spinte,
forti e preponderanti, di chi ritiene che lo sviluppo sia
solo nel cemento. Da qui la necessità di codificare
la volontà di recupero di una identità forte
ma troppo spesso mortificata, da qui la volontà di
abbattere, piuttosto che costruire: abbattere con determinazione
e coraggio gli ecomostri ma anche gli inerti manufatti sparsi
un po' ovunque sul nostro territorio: incompiuti obbrobri
soprattutto sulla costa. Che governare fosse un compito difficile
e affatto agevole, lo sapevamo, soprattutto quando si ha la
necessità e governare è anche questo, di contemperare
interessi diversi, a volte anche contrapposti».
«La politica, e i due professori lo sanno bene, - precisa
Tommasi - è la capacità di mediare: tanto più
difficile e lungo è il processo che porta alla mediazione,
tanto più alta è il livello della politica.
Riteniamo che a queste considerazioni debba rapportarsi anche
la politica ambientalista perché siamo fermamente convinti
che l'integralismo, quello che dice i "no" pregiudiziali
non porta lontano, soprattutto ci fa essere miopi rispetto
ad altre esigenze, prioritarie quanto quelle della conservazione
della natura., anzi talvolta anche superiori. Mi riferisco
ad esempio alle altissime percentuali di disoccupazione e
sottosviluppo che solcano questa regione; mi riferisco ad
esempio al dovere di costruire un futuro agevole per una generazione
che rischia la deriva». «È del tutto evidente
- conclude Tommasi - che la vicenda Europaradiso non possa
essere affrontata esclusivamente con questi no pregiudiziali
e solo da un'angolatura ambientalista. Le Zps non sono zone
di proibizione, ma piuttosto zone di attenzione: la legislazione
in materia, articolata ed estrinsecata in procedimenti autorizzativi,
demandati a organismi competenti, saprà compiere il
proprio dovere. A noi politici spetta invece il compito di
ricercare i giusti equilibri: attraverso questa via. Ritengo
si possa e si debba procedere per costruire un futuro possibile
e sostenibile anche in questa Calabria. Mi auguro che anche
voi, al di fuori delle vostre aule dorate cerchiate questi
equilibri, per il bene della Calabria e di noi tutti».
Toni meno bonari sono quelli usati dall'assessore regionale
al Turismo Beniamino Donnici che scrive: «Che a pretendere
di bacchettare gratuitamente la giunta regionale della Calabria
sia qualche plenipotenziario romano di partito, è un
conto. Ma che a lasciarsi prendere la mano sia qualche professore
più o meno illustre, è fatto singolare quanto
sconcertante. Quando poi questo professore risulta essere
anche consulente della Regione, vuol dire che abbiamo superato
anche il senso del ridicolo». «Ogni scelta che
afferisce lo sviluppo di un territorio precisa poi Donnici
- appartiene al livello politico e non può essere delegata
a tecnici. E attiene alla politica anche governarne i processi
e verificare per progetti e investimenti tanto le compatibilità
ambientali così come quelle culturali e di contesto».
«Il no pregiudizievole a un investimento dalla straordinaria
portata finanziaria come quello di "Europaradiso"
- incalza l'assessore Donnici la dice lunga su quanto
il professore consulente sia più distratto dai toni
strumentali della campagna elettorale che non attento alle
reali esigenze di sviluppo della Calabria e del crotonese
in particolare». Arriva infine l'invito alle dimissioni.
«Dopo cotante esternazioni - conclude Donnici - ci aspetteremmo
atti conseguenti e coerenti».
Anche Legambiente entra nella polemica chiedendo al presidente
Loiero "parole chiare sull'ipotesi Europaradiso".
«Poiché -scrive Antonino Morabito, neo coordinatore
regionale di Legambiente Calabria - questa è una di
quelle vicende emblematiche che consentono di fare chiarezza
su quale sia l'idea di progresso e tutela della nostra amata
e, con troppa indifferenza, martoriata Calabria». «Appoggeremo
e daremo atto - continua Morabito - della capacità
di saper contrapporre valide alternative a ipotesi di progetto
squalificanti e territorialmente aggressivi tipo Europaradiso.
Le recenti dichiarazioni "poco chiare" di alcuni
membri della Giunta regionale sulla fantasmagorica ipotesi
di progetto di realizzare a Crotone un villaggio stile "Las
Vegas" denominato "Europaradiso", aprono spazi
di incertezza su una vergogna che Legambiente ha contrastato
fin dalla sua origine e che per ultimo ha denunciato anche
alla Commissione Europea per l'avvio della procedura di infrazione
contro l'Italia». «È la concezione stessa
che anima questa ipotesi - aggiunge Maria Rosaria Paluccio
del coordinamento regionale di Legambiente Calabria - a essere
in contrasto con qualsiasi attenzione alla storia, alle tradizioni
ed alle risorse naturali di un territorio che oggi è,
unanimemente, considerato l'antitesi dello sviluppo sostenibile
e di qualità».
«La svolta indicata con la lotta agli ecomostri passati,
presenti e futuri che Legambiente conduce da anni e che questa
stessa Giunta regionale sembra intenzionata a portare avanti
con l'avvio di un'apposita commissione di studio - continua
- è inscindibilmente legata ad una chiara idea della
Calabria che vogliamo. Il territorio calabrese è stato
fino a oggi soggetto passivo di tanti interessi particolari
che poco o niente si conciliavano con gli interessi collettivi.
Questo è alla base della profonda sfiducia dei cittadini
verso le Istituzioni che tali interessi avrebbero dovuto saper
difendere e far divenire elemento di riscatto sociale ed economico.
La competizione elettorale in corso deve incidere sulla proposta
politica non in senso riduttivo, bensì esaltando la
nuova idea di Italia e di Calabria che il Governo regionale
in carica ed il prossimo Governo nazionale contribuiranno
a costruire». «L'abbattimento dell'ecomostro di
Punta Perotti come chiesto da anni da Legambiente e oggi fermamente
voluto dalla Regione Puglia come l'esempio della Regione Sardegna
di difendere i propri 1.500 km di coste impedendo nuove colate
di cemento ed investendo, invece, nella riqualificazione e
nell'adeguamento dell'enorme patrimonio immobiliare già
esistente - conclude Legambiente - sono sicuramente la strada
maestra per la Calabria dove è stata documentata l'avvenuta
edificazione di immobili per ben quattro volte le esigenze
abitative della popolazione residente e dove molti ecomostri
attendono solo di essere abbattuti».