E
di questi giorni la sciagurata notizia della vendita di un
bene comune come i Laghi di Monticchio. Vendita cui bisogna
opporsi con una riacquisizione dellarea da parte degli
Enti che devono garantire alla comunità (non solo lucana)
la possibilità di usufrutto e alla natura il diritto
di poter continuare ad appartenere a se stessa e non al bilancio
di un privato. È quanto scrive Gianni Palumbo,
segretario provinciale del Prc-Se di Matera. Sulla scia
di tali eventi, seppur minuscoli e di tono decisamente minore,
incombono su beni comuni altre problematiche da affrontare
con maggiore chiarezza, come ad esempio nel caso segnalatoci
nelle ultime ore, della decisione da parte del Comune di Valsinni
di effettuare un progetto di taglio di un bosco di pregio,
di oltre 200 ettari in località Gallinico
sul monte Coppolo. Ci vien fatto rilevare - prosegue Palumbo
che la massa boschiva di intervento è inferiore
agli standard normativi per poter procedere al taglio, che
lintervento di taglio può essere effettuato solo
nel basso bosco, su alberi del diametro inferiore a 15 cm,
mentre nel progetto è previsto il taglio di alberi
di alto fusto e inoltre, da una perizia tecnica, pare che
nel bosco, in ogni ettaro, siano presenti circa 330 piante,
quindi la distanza media tra gli alberi risulterebbe di circa
6m, e che pertanto, secondo le indicazioni normative nazionali,
non necessita di alcun intervento. La prossimità di
una zona archeologica suggerirebbe, piuttosto che un taglio
produttivo per rimpinguare il bilancio comunale, una ferrea
programmazione di integrazione tra larea boscata, larea
archeologica in un unicum in grado di essere reso fruibile
in maniera sostenibile.
Auspichiamo che la Regione Basilicata conclude il presidente
provinciale di Rifondazione comunista sappia guardare
nel merito la delicata vicenda, evitando lirreparabile
attraverso la negazione della autorizzazione ad uno scempio
annunciato.
Il bene comune, piccolo o grande, deve continuare ad essere
tale, e deve essere sottratto alle speculazioni grandi e piccole
di chi pensa che la natura possa valere solo se viene posta
in vendita, visione opaca e miope di chi, al posto della programmazione,
preferisce listintuale ingordigia di dubbio valore politico-sociale.