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[Data di pubblicazione: 17/07/2007]
 
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>SVENDITA MONTICCHIO: SCIAGURATA NOTIZIA
>di Prc

 
     
     

“E’ di questi giorni la sciagurata notizia della vendita di un bene comune come i Laghi di Monticchio. Vendita cui bisogna opporsi con una riacquisizione dell’area da parte degli Enti che devono garantire alla comunità (non solo lucana) la possibilità di usufrutto e alla natura il diritto di poter continuare ad appartenere a se stessa e non al bilancio di un privato”. È quanto scrive Gianni Palumbo, segretario provinciale del Prc-Se di Matera. “Sulla scia di tali eventi, seppur minuscoli e di tono decisamente minore, incombono su beni comuni altre problematiche da affrontare con maggiore chiarezza, come ad esempio nel caso segnalatoci nelle ultime ore, della decisione da parte del Comune di Valsinni di effettuare un progetto di taglio di un bosco di pregio, di oltre 200 ettari in località “Gallinico” sul monte Coppolo. Ci vien fatto rilevare - prosegue Palumbo – che la massa boschiva di intervento è inferiore agli standard normativi per poter procedere al taglio, che l’intervento di taglio può essere effettuato solo nel basso bosco, su alberi del diametro inferiore a 15 cm, mentre nel progetto è previsto il taglio di alberi di alto fusto e inoltre, da una perizia tecnica, pare che nel bosco, in ogni ettaro, siano presenti circa 330 piante, quindi la distanza media tra gli alberi risulterebbe di circa 6m, e che pertanto, secondo le indicazioni normative nazionali, non necessita di alcun intervento. La prossimità di una zona archeologica suggerirebbe, piuttosto che un taglio produttivo per rimpinguare il bilancio comunale, una ferrea programmazione di integrazione tra l’area boscata, l’area archeologica in un unicum in grado di essere reso fruibile in maniera sostenibile.

Auspichiamo che la Regione Basilicata – conclude il presidente provinciale di Rifondazione comunista – sappia guardare nel merito la delicata vicenda, evitando l’irreparabile attraverso la negazione della autorizzazione ad uno scempio annunciato.
Il bene comune, piccolo o grande, deve continuare ad essere tale, e deve essere sottratto alle speculazioni grandi e piccole di chi pensa che la natura possa valere solo se viene posta in vendita, visione opaca e miope di chi, al posto della programmazione, preferisce l’istintuale ingordigia di dubbio valore politico-sociale”.


 
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