Dopo il clamore
(giustamente) generato dai lavori di pulizia dei canali ed
alcune lacrime di coccodrillo versate per i danni a flora
e fauna del bosco di Policoro, detto Pantano,
con vero rammarico facciamo questa ennesima constatazione!
Il Pantano di Policoro sta letteralmente seccando
e rischia di perdere irrimediabilmente le sue peculiarità
di bosco umido costiero! Numerose specie di insetti - che
hanno reso famoso il Bosco di Policoro, evidenziandone leccezionale
biodiversità - stanno inesorabilmente scomparendo e
con questo evidenziano il degrado o la trasformazione dell
habitat naturale. Infatti negli ultimi anni il processo di
inaridimento e la fortissima erosione costiera hanno determinato
la modifica delle consociazioni vegetali ed animali e la scomparsa
di alcuni tratti della duna costiera, anchessa di eccezionale
valenza naturalistica. Se per lerosione costiera occorrerebbero
interventi complessi, che interessano territori vasti, almeno
quelli del bacino idrografico del Sinni, per resistere allinaridimento
basterebbe utilizzare i canali di bonifica per re-inumidire,
se non proprio allagare, gli habitat così come erano
in origine. E necessario conoscere lo stato di salute
del bosco, della flora e della fauna di cui si componeva solamente
alcuni anni fa e di quella di adesso.
I sintomi, purtroppo, sono chiari! Come si può programmare
qualsiasi intervento che non vada ad affrontare prioritariamente
queste problematiche magari dopo aver definito in modo scientifico
le vere cause dellagonia del bosco? Perché si
spendono tanti soldi pubblici se poi non si riesce a mantenere
quello che la natura ci ha lasciato? Molti cittadini, non
solo Policoresi, hanno combattuto anni addietro per sottrarlo
alla privatizzazione ed alla speculazione agricolo-edilizia,
esercitata anche su aree contestate dal Demanio Pubblico,
che avrebbe voluto valorizzarlo trasformandolo
in campi agricoli e case al mare! Vicino al bosco sul lato
di Rotondella esiste ancora una discarica sospettata di contenere
metalli pesanti e cromoesavalente, sequestrata dai Carabinieri
di Policoro e dal Corpo Forestale in periodi diversi (che
finirà nel mare a seguito dell'erosione della costa,
vista la totale indifferenza delle istituzioni); nessuno ente
si è degnato di interessarsi alla sua bonifica, nonostante
le numerose denunce. Ci colpisce lomertà istituzionale
anche su questa vicenda. Tra gli interventi quello che potrebbe
inferire il colpo mortale al bosco di Policoro
ed allintero sistema agro-forestale del metapontino
cè inoltre il progetto di riuso delle acque
basse del metapontino.
Concepito per contrastare lemergenza idrica del Mezzogiorno,
questo progetto è previsto dalla Legge Obiettivo quale
opera strategica di interesse nazionale e di valenza interregionale
per linsediamento industriale dellILVA di Taranto
che invece potrebbe riutilizzare le acque reflue attualmente
scaricate in mare. Prevede l'utilizzo delle acque dei canali
di bonifica a valle della S.S. n.106 - attualmente sollevate
dalle idrovore per essere scaricate a mare da destinare ad
usi industriali, in particolare per l'ILVA di Taranto, con
il prosciugamento completo della falda superficiale della
costa ionica già duramente provata a causa del mancato
apporto di acqua dai fiumi lucani soprattutto nei mesi estivi.
Il bosco di Policoro non può essere propagandato solo
come icona nei depliants degli alberghi e dellAPT
o , in futuro, anche nella propaganda del megavillaggio stile
Marinagri che si vuole costruire sul lato destro della foce
del fiume Sinni, nel Comune di Rotondella. Nessuno ci accusi
di allarmismo, ma constati di persona quello che può
essere definita lagonia del Bosco Pantano di Policoro.
Faccia una bella camminata nel bosco per vedere lo stato in
cui versa il biotopo naturale. Tra qualche anno potrebbe essere
solo un ammasso di sterpaglie tra gli scheletri dei componenti
di una lussureggiante ex foresta planiziaria esposto a non
augurabili possibili speculazioni, incuria e incendi. Allora
sì potremo chiamarlo il Pantano dellindifferenza
e dellomertà.