Cambiano
le stagioni, i climi, i millenni, ma la musica italiana è
sempre quella: siccità, aridità e incendi nella
buona stagione, alluvioni, allagamenti e frane nella cattiva.
Stato di calamità, comunque
O calamità di
Stato? Non vè dubbio che il depauperamento boschivo
e la corsa alla desertificazione, radicalizzando le stagioni,
giochino un ruolo rilevante: ma noi italiani, dandoci da fare,
aggiungiamo quel tocco di classe in più. Ci agitiamo
spesso a parlare fumosamente di tutto, dimenticando però
alcune semplicissime iniziative che potrebbero giocare un essenziale
ruolo preventivo.
1.- Chi va in giro a piedi per i boschi sa che non incontra
quasi mai nessun controllo, e che la gente maleducata fa quello
che le pare. Non si può pensare di mettere alle costole
di ogni Italiano una Guardia Forestale, ma perché non
ricorrere anche al volontariato? Chi lha sperimentato,
sa con quanto entusiasmo giovani italiani e stranieri si lanciano
nelle missioni in cui credono, imprevedibili nei movimenti e
inarrestabili, attivando quel contagioso controllo sociale
tanto latitante da noi
2.- Già quindici anni fa, mentre tutti proclamavano trionfalisticamente
che tanto sui terreni bruciati non si può costruire!
il Comitato Parchi cercava di spiegare che non è
proprio così, mancando linventario aggiornato di
quei luoghi. Ora si parla di un Catasto che si farà,
sì, forse, ma quando? Attendiamo ancora con fiducia di
vedere una sola concessione edilizia negata da un Comune a causa
del fuoco: ma dato che oggi va di moda bruciare soprattutto
aree protette e paesaggi incantevoli, perché non affidare
ai Parchi e alle Soprintendenze i Catasti dei loro territori?
3.- Sui terreni percorsi dal fuoco non solo non si dovrebbe
costruire, ma neppure cacciare, pascolare o rimboschire. Assai
meglio recintarli con tabelle esplicative, e poi lasciarli in
pace almeno per un decennio. Basterebbe unordinanza del
giudice o del sindaco. Fuori da ecomafie e da ecobusiness, penserebbe
a tutto la natura: ghiandaie e scoiattoli porterebbero semi,
il vento farebbe il resto. Chi non lo crede, visiti i luoghi
dove questo metodo economicissimo ha prodotto eccellenti risultati.
4. E ai disoccupati alla ricerca disperata dun
lavoro non pensa nessuno? Meglio occuparli sulle pendici brulle
(come fece Roosevelt nel New Deal), là dove il fuoco
non cè stato, per realizzare rimboschimenti intelligenti
(e quindi non semplici coniferamenti a tappeto che,
tra aghi e resina, finiscono col diventare esche ideali per
il fuoco, e che spesso sperperano più in strade montane
che in semi e piantine, come accadeva nella famosa forestazione
produttiva ). E soprattutto sviluppare educazione ambientale
e prevenzione, coinvolgendo tutti anche emotivamente. Premiando
non chi vorrebbe a tutti i costi lavorare nellindustria
del dopo-incendio, ma piuttosto coloro che riescono a combattere
il fuoco. Sogni? Utopie? Può darsi. Ma anziché
invocare sempre nuove leggi (che poi dimentichiamo nel cassetto),
dovremmo forse sforzarci anzitutto di applicarle, e soprattutto
di rompere le spirali del malaffare, della complicità
e dellindifferenza. Che lItalia vada in fiamme ogni
estate non corrisponde a una legge di natura. E solo il
frutto dellegoismo, dellinerzia e della stupidità
di tutti noi.