La recente
proposta del presidente di Confagricoltura di Benevento "di
utilizzare la legna recuperata dal taglio degli alberi danneggiati
immettendola sul mercato delle biomasse vegetali" per
far funzionare le centrali di produzione di energia elettrica
e "per ottenere in tal modo risorse per potenziare le
attrezzature pubbliche destinate alla salvaguardia degli incendi"
non solo lascia perplessi ma evidenzia come possano evolvere
le catastrofi in Italia nella spirale degli affarismi. Non
vorremmo che questa "affermazione" del presidente
di Confagricoltura di Benevento potesse da domani risuonare
come una specie di implicita arma di ricatto "o si taglia
o si brucia" in una provincia ove già avviene
un uso del patrimonio forestale locale per alimentare centrali
a biomasse contro le quali si oppongono comitati locali, associazioni
e cittadini che vedono depauperare giorno dopo giorno i già
martoriati boschi dell'Appennino. Non vorremmo che da domani
qualcuno anche in Calabria e in Basilicata, emulando la proposta
del presidente di Confagricoltura di Benevento, si sognasse
di proporre analoga iniziativa che, con la scusa di bonificare
le aree percorse dal fuoco ad esempio nel parco nazionale
del Pollino e nella Valle del Lao, tendesse a catalizzare
l'attenzione sull'apertura della centrale a biomasse del Mercure
con la scusa di rimuovere gli alberi secchi. Contro gli incendi
e gli incendiari è necessario ripristinare la legalità
rafforzando la presenza dello Stato e prevenendo i tentativi
della malavita di accaparramento delle risorse economiche,
intenzionate a spartire la torta della cosiddetta "filiera
produttiva delle catastrofi" che non hanno nulla di naturale,
così come dimostrano gli incendi di questa estate,
mentre le grandi società private già fanno profitti
dallo sfruttamento economico delle risorse naturali ed dei
boschi dell'Appennino.
* Italia Nostra
Consiglio regionale Calabria, Italia Nostra sezione di Potenza
** Fare Verde sede provinciale di Cosenza, Fare Verde di Altomonte,
Castrovillari, Fagnano, Rende, San Giorgio Albanese, Corigliano,
San Donato di Ninea, San Giovanni in Fiore