[Data di pubblicazione: 14/02/2008] OLAWATCHola
 
 
Megadiscariche ed inceneritori in Basilicata, che bello!
ola | organizzazione lucana ambientalista
SEGNALATO DA: OSSERVATORIO PERMANENTE OLA
 
   
   

Dopo le due ordinanze del Presidente della Regione Basilicata che riguardano l'ampliamento delle discariche di Venosa, Genzano di Lucania, Potenza e Lauria che farebbero consolidare la capacità delle discariche nella provincia di Potenza ad oltre 500.000 tonnellate, si prospetterebbe, anche per la provincia di Matera, analogo provvedimento in deroga ai Piani Provinciali dei Rifiuti vigenti che porterebbero la nuova capacità di smaltimento della Basilicata, senza considerare le altre discariche già funzionanti e gli inceneritori di Potenza e Fenice, a ben 1 milione di tonnellate.

In "pole position", infatti, per essere ampliate sono le discariche dei Comuni di Salandra, San Mauro Forte e Pomarico con altri comuni dell'area calanchiva materana che chiedono di ampliare le proprie. In un clima di completa "deregulation" regionale e provinciale e sotto la pressione e sull'onda mediatica dell'emergenza campana, molti comuni lucani chiedono l'ampliamento delle loro discariche ed approntano bandi relativi alla raccolta e smaltimento dei rifiuti di cui se ne ipotizza la crescita (emblematico di recente il caso di Policoro), innescando così un business che sembra essere sollecitato dalle imprese ed auspicato dagli stessi comuni per incamerare fondi dallo smaltimento di rifiuti.

A fronte di questo aumento forzato di capacità di smaltimento nelle discariche lucane, di molto superiore al trend di crescita di produzione dei rifiuti in Basilicata (vedi tabella 1.1 - dati APAT) si registra un aumento delle tasse comunali per lo smaltimento dei rifiuti, mentre la raccolta differenziata resta tuttora "scarsa o insufficiente" in quasi tutti i comuni lucani, così come comincia a delinearsi dal nostro sondaggio con i cittadini. Inoltre si registra (dati APAT) un incremento in Basilicata negli anni dell'incenerimento (la Basilicata si colloca ai primo posti in Italia relativo alla percentuale di RU e CDR inceneriti, rispetto alla produzione di RU regionale; in questo caso la Lombardia presenta la percentuale più elevata (39%), seguita da Friuli Venezia Giulia (22,7%), Emilia Romagna (22,2%), Sardegna (18,3%), Trentino Alto Adige (13,2%), Calabria (12,5%), Basilicata (11,6%) e Veneto (6,7%)) che, oltre ad essere economicamente svantaggioso, produce inquinamento e danni alla salute ed all'ambiente attraverso l'emissione di polveri sottili, metalli pesanti e diossine.


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