Dopo le due ordinanze
del Presidente della Regione Basilicata che riguardano l'ampliamento
delle discariche di Venosa, Genzano di Lucania, Potenza e Lauria
che farebbero consolidare la capacità delle discariche
nella provincia di Potenza ad oltre 500.000 tonnellate, si prospetterebbe,
anche per la provincia di Matera, analogo provvedimento in deroga
ai Piani Provinciali dei Rifiuti vigenti che porterebbero la
nuova capacità di smaltimento della Basilicata, senza
considerare le altre discariche già funzionanti e gli
inceneritori di Potenza e Fenice, a ben 1 milione di tonnellate.
In "pole
position", infatti, per essere ampliate sono le discariche
dei Comuni di Salandra, San Mauro Forte e Pomarico con altri
comuni dell'area calanchiva materana che chiedono di ampliare
le proprie. In
un clima di completa "deregulation" regionale e provinciale
e sotto la pressione e sull'onda mediatica dell'emergenza campana,
molti comuni lucani chiedono l'ampliamento delle loro discariche
ed approntano bandi relativi alla raccolta e smaltimento dei
rifiuti di cui se ne ipotizza la crescita (emblematico di recente
il caso di Policoro), innescando così un business che
sembra essere sollecitato dalle imprese ed auspicato dagli stessi
comuni per incamerare fondi dallo smaltimento di rifiuti.
A fronte di questo
aumento forzato di capacità di smaltimento nelle discariche
lucane, di molto superiore al trend di crescita di produzione
dei rifiuti in Basilicata (vedi tabella 1.1 - dati APAT) si
registra un aumento delle tasse comunali per lo smaltimento
dei rifiuti, mentre la raccolta differenziata resta tuttora
"scarsa o insufficiente" in quasi tutti i comuni lucani,
così come comincia a delinearsi dal nostro sondaggio
con i cittadini. Inoltre si registra (dati APAT) un incremento
in Basilicata negli anni dell'incenerimento (la Basilicata si
colloca ai primo posti in Italia relativo alla percentuale di
RU e CDR inceneriti, rispetto alla produzione di RU regionale;
in questo caso la Lombardia presenta la percentuale più
elevata (39%), seguita da Friuli Venezia Giulia (22,7%), Emilia
Romagna (22,2%), Sardegna (18,3%), Trentino Alto Adige (13,2%),
Calabria (12,5%), Basilicata (11,6%) e Veneto (6,7%)) che, oltre
ad essere economicamente svantaggioso, produce inquinamento
e danni alla salute ed all'ambiente attraverso l'emissione di
polveri sottili, metalli pesanti e diossine.