Apprezziamo
che si inizi a parlare, da parte della Regione, del Parco Marino
della Magna Grecia. Dobbiamo, però, evidenziare come l'Assessore
all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, per il momento si sia limitato
a prevedere studi e chiedere informalmente al Ministero dell'Ambiente
l'istituzione di un'area protetta marina. Auspichiamo, pertanto,
che la Regione recuperi il tempo perso per l'istituzione di nuove
aree protette in Basilicata e tuteli anche gli habitat terrestri
e la costa. Il Parco della Magna Grecia dovrebbe, infatti, includere,
a nostro avviso, anche la terra ferma ed estendersi ai territori
rivieraschi dei paesi del Metapontino al fine di integrare le
comunità ed i territori altrimenti esclusi.
Infatti, la condizione
vincolante per creare nuovi parchi è e resta la tutela
e la salvaguardia concreta del territorio della fascia Ionica,
purtroppo interessato di recente da insediamenti turistici alle
foci fluviali con cementificazione e distruzione della duna
costiera e foci fluviali per scopi balneari e turistici. Ma
ciò che preoccupa No Scorie è che sul lato destro
del fiume Sinni, in prossimità della Riserva Naturale
di Bosco Pantano di Policoro (è anche un Sito di Importanza
Comunitario) è presente una discarica illegale di rifiuti
tossici e nocivi, forse di metalli pesanti, tra cui (come riportato
dalla stampa) il cromo e il vanadio (il sito interessato è
di 5.000 mq ). L'area è stata già sequestrata
dai Carabinieri nel 1993 e successivamente nel 1994, ed oggetto
d'inchiesta da parte della magistratura. I rifiuti tossici in
oggetto sono stati mescolati con il terreno ed i Carabinieri
di Policoro all'epoca scoprirono la discarica grazie all'ausilio
di un elicottero che rilevò variazioni strane di colore
sul terreno. La discarica in oggetto, forse per una strana coincidenza,
si trova proprio vicino la condotta Enea-Sogin oggetto di bonifica
a seguito dell'incidente radioattivo avvenuto anni addietro
per contaminazione e per il quale la condotta solo in parte
è stata di recente sostituita. La discarica in oggetto,
a causa del fenomeno dell'erosione della costa Ionica, rischia
di finire in mare contaminando anche le acque. Il pericolo di
contaminazione nel tratto in questione interesserebbe così
le spiagge di Policoro, Rotondella e Nova Siri. Si tratta di
una minaccia per la salute dei bagnanti, per la fauna e flora
marittima e l'economia turistica della zona. Questa volta nessuno
può sollevare "accuse di allarmismo" perché
il problema è stato posto alle istituzioni in più
occasioni e persino al Tavolo della Trasparenza, senza che nessuno
abbia risolto il problema. Chiediamo pertanto a Provincia e
Regione di bonificare la zona interessata così come è
stato fatto per Fosso Lavandaio di Pisticci. Facciamo a mezzo
stampa richiesta all'Arpab di monitorare il litorale per gli
inquinanti in questione oltre a quelli che normalmente sono
rilevati per l'inquinamento urbano e di renderne noti i dati.
Chiediamo inoltre ai sindaci dei comuni interessati di istituire
un tavolo di lavoro per la bonifica dell'area. La Provincia
di Matera può anticipare le spese di bonifica utilizzando
risarcimenti nucleari che incamererà per la presenza
del Centro nucleare della Trisaia di Rotondella, nell'attesa
che la Giustizia imputi le spese di bonifica ai veri responsabili,
tutt'ora rimasti ignoti.
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