Home » Comunicati Stampa 2011, Parchi, Petrolio - 13 luglio 2011

L’UE blocchi la messa in produzione del pozzo petrolifero Cerro Falcone 2X

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) è venuta a conoscenza – tramite il presidente del CSAIL, Filippo Massaro – che la Giunta regionale di Basilicata, nella sua ultima seduta, avrebbe rilasciato l’autorizzazione ambientale per la messa in produzione del pozzo petrolifero Cerro Falcone 2X, ubicato nel comune di Calvello, all’interno del Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese e in piena area ZPS (Zona di Protezione Speciale) Val d’Agri.

Quella della messa in produzione del suddetto pozzo Eni è una vera e propria querelle, se si considera che l’attuale localizzazione nel SIC Monte Volturino (Sito di Importanza Comunitaria) sarebbe stata decisa dagli uffici regionali attraverso una maldestra delocalizzazione, su carta, dal limitrofo SIC Serra di Calvello, proprio per evitare che l’Unione Europea comminasse all’Italia ed alla Regione Basilicata una sanzione per violazione di norme e Direttive Comunitarie. Per questo motivo l’U.E. chiedeva alla Regione di indicarne l’ubicazione precisa nel SIC ed all’Eni di delocalizzare il pozzo petrolifero all’esterno dell’area SIC e all’esterno del perimetro del parco nazionale.

La Ola ha già nuovamente allertato gli organi competenti del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione Europea, in considerazione che la “messa in produzione” del pozzo di ricerca Cerro Falcone 2X, si connatura oggi come nuova attività petrolifera, pertanto vietata dalle misure di salvaguardia del Decreto Istitutivo del parco nazionale e dalle Direttive Comunitarie. La nostra Organizzazione in proposito ha chiesto all’Unione Europea ed al Ministero dell’Ambiente misure urgenti a garanzia dell’integrità di un parco nazionale – ancora inspiegabilmente commissariato e privo dei suoi organi di gestione ufficiali – ed, in particolare, se le autorizzazioni ambientali della Giunta regionale siano rispondenti alla vigente normativa di salvaguardia ambientale, anche rispetto ai pareri obbligatori di competenza del Ministero dell’Ambiente, in base agli artt. 142 e 146 del Decreto Legislativo n.42/2004 ed alle misure di salvaguardia contenute nel Decreto istitutivo del Parco. Si tratta, infatti, di un pozzo che diventerà estrattivo, ovvero si estrarrà greggio, in una delle aree più integre e di grande valenza ambientale del parco nazionale, con inevitabili conseguenze sullo stato e l’integrità degli habitat naturali già compromessi nelle fasi di ricerca petrolifera.

La Ola ricorda, infatti, che sull’area la perizia disposta dalla Procura di Potenza, a seguito di due sequestri operati dal Corpo Forestale dello Stato della limitrofa sorgente Acqua dell’Abete ed a seguito della denuncia dei Radicali Lucani ha riscontrato la presenza di metalli pesanti nelle falde idriche e sul terreno. Condizione questa tuttora presente che consideriamo inaccettabile e paradossale se si pensa che viene ignorata sistematicamente dagli enti regionali preposti alla salvaguardia ambientale.

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