L assedio
da parte degli interessi dellimpresa privata e le pressioni
locali hanno stravolto le finalità ed compiti degli enti
gestori segnalando la svendita dei parchi. Una chiave di lettura
per comprendere i problemi dei parchi italiani tra pubblico
e privato..
Limpresa privata, storicamente concessionaria a vario
titolo dello sfruttamento delle risorse naturali del Paese,
mira oggi ad occupare e sfruttare questi territori, secondo
un modello espansionistico distruttivo finalizzato alla rendita
ed al profitto. Nel dopoguerra,lIRI, lENEL, LENI
ed altre grandi imprese di Stato detenevano gran parte della
proprietà di monti, laghi e coste per le esigenze produttive
più disparate. Gran parte di questi beni,ritornati allo
Stato con la politica degli anni 80 e 90, ha reso possibile
la realizzazione del sistema delle aree protette italiane, ferme,
sino a quegli anni, al periodo fascista. La storia è
utile per ricollegare le battaglie per la protezione della natura
in Italia, di cui molti non hanno e vogliono aver memoria che
andrebbe invece compresa in relazione alle nuove strategie del
capitale privato che tende ad entrare in possesso di questi
territori, secondo un modello espansionistico neo feudale.
Un attacco al sistema dei parchi italiani viene dalle società
energetiche ma anche attraverso il cosiddetto pubblico interesse
che si esplicita in nuove forme di concessione e vendita di
patrimoni pubblici, dietro cui si celano sempre interessi di
parte. Gli enti locali, dopo aver ottenuto un maggior peso decisionale
con la Legge n. 426/98, hanno assecondato per i parchi un modello
produttivistico, trasformandone la funzione con enti gestori
divenuti in molti casi doppioni di enti-fiera e agenzie di promozione.
I localismi hanno quindi favorito la premialità politica
e la logica di mediazione tra poteri ed interessi locali e nazionali,
rispetto alla competenza ed alla professionalità decretando
la fine degli scopi conservazionistici prevalenti dei parchi.
E significativo
in proposito constatare come la nascita dei nuovi parchi, pochi
negli ultimi anni, sia divenuta complicata. Veti incrociati,
ripensamenti da parte degli enti locali, perimetrazioni e riperimetrazioni
sempre più a macchia di leopardo mostrano
una tela di Penelope basata sullopportunismo. Evidenziano
anche un conflitto tra interessi economici e tutela del territorio.
Che i parchi non godano di attenzione, lo si coglie anche dalle
varie recenti finanziarie, dove i fondi per i parchi vengono
drasticamente ridotti. Così come scompaiono dai capitoli
ordinari dei bilanci regionali, mentre si pensa di passare dagli
enti parco ad altri organismi di gestione, non importa se inutili,
come comunità montane o gestioni affidate a fallimentari
agenzie private di sviluppo locale, riciclate per loccasione.
Vale riportare quanto enunciato dallart. 1 della Legge
394/91 che, in attuazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione
e nel rispetto degli accordi internazionali detta principi
fondamentali per l'istituzione e la gestione delle aree naturali
protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata,
la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale
del paese. Ma cosè il patrimonio naturale
del paese?Ai fini della legge (comma 2) costituiscono il patrimonio
naturale le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche
e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico
e ambientale. I territori nei quali siano presenti i valori
di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad
uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire,
in particolare, le seguenti finalità: a) conservazione
di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali,
di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche,
di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici
e panoramici, di pro cessi naturali, di equilibri idraulici
e idrogeologici, di equilibri ecologici; b) applicazione di
metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare
un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante
la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici
e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali
e tradizionali; c) promozione di attività di educazione,
di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare,
nonché di attività ricreative compatibili; d)
difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.
I territori sottoposti al regime di tutela (comma 4) e di gestione
di cui al comma 3 costituiscono le aree naturali protette. In
dette aree possono essere promosse la valorizzazione e la sperimentazione
di attività produttive compatibili. Nella tutela e nella
gestione delle aree naturali protette, lo Stato, le regioni
e gli enti locali (comma 5) attuano forme di cooperazione e
di intesa ai sensi dell'articolo 81 del decreto del Presidente
della Repubblica 24 Luglio 1977, n.616 e dell'articolo 27 della
legge 8 giugno 1990, n.142. Il rilancio delle aree protette
italiane dipende dunque dalla capacità di restituire
centralità agli Enti Parco ed alla funzione prevalente
della legge quadro di conservazione e valorizzazione. Dipende
anche dallirrinunciabile obiettivo di perseguire uno sviluppo
coerente con i principi istitutivi dellarea protetta,
ad iniziare ad esempio dallapplicazione incondizionata
(non compensativa) della legge quadro in materia di aree protette
che prevede laccesso preferenziale ai finanziamenti pubblici
da parte di quelle comunità che ricadano nei territori
protetti. Sarebbe quindi necessario rivedere il criterio delle
compensazioni ambientali, attuate attraverso pareri VIA e di
Incidenza, di frequente monetizzati solo per garantire,
attraverso il ricatto sulle comunità locali, la realizzazione
delle opere.
Un mappa non
definitiva della natura violata
Una mappa, certamente
non esaustiva, delle emergenze ambientali che riguardano i parchi
nazionali e regionali, è desumibile dalle segnalazioni
dei comitati, associazioni e cittadini. Dalle montagne alpine
dei ricchi a quelle dei poveri del sud, evidenzia conflitti
dinteresse e contraddizioni nelle programmazioni delle
Regioni e dei diversi enti del territorio. Al sud sono prevalenti
gli interessi delle società energetiche interessate allo
sfruttamento delle risorse naturali dellAppennino (vento,
biomassa vegetale e petrolio) ed a nord quelli turistici (villaggi,
seconde case, piste da sci, etc). Vi sono sul banco degli imputati
anche le grandi opere stradali e le infrastrutture che contrastano
con le finalità dellistituzione dellarea
protetta. Quasi sempre i parchi vengono esautorati dalle decisioni
di Regioni e Stato che addirittura, in diversi casi, autorizzano
progetti in contrasto con le finalità del parco. In Lombardia
ed in Trentino, nel Parco Nazionale dello Stelvio, le emergenze
riguardano le ripetute manomissioni della Cresta Sobretta e
il disboscamento della Zona Santa Caterina Valfurva e nella
Val Solda per la costruzione di seggiovie, impianti sciistici,
nonostante la Convenzione per la protezione delle Alpi miri
a salvaguardare l'ecosistema naturale per lo sviluppo sostenibile
attraverso la tutela degli interessi economici e culturali delle
popolazioni residenti dei Paesi alpini aderenti. Nel parco della
Valle del Ticino sono le infrastrutture a destare perplessità
per gli effetti sugli ambienti naturali come il progetto dellautostrada
Broni-Mortara (vedi i contenuti del ricorso al TAR del WWF),
autorizzato anche dal parco, e la bretella tra Baffalora
Malpensa con la realizzazione della terza pista aereoportuale
milanese. Anche in Veneto sono gli impianti sciistici a creare
problemi, questa volta nel parco naturale Adamello Brenta in
pieno comprensorio Pinzolo Madonna di Campiglio (Area SIC/ZPS)
e nel parco nazionale Gran Paradiso in Piemonte-Valle dAosta
con numerosi i progetti turistici e di seconde case, come il
villaggio turistico a Valsavarenche. Nel parco regionale del
Delta del Po, ai ben noti problemi idrici,si aggiunge quello
della caccia che si intende autorizzare a privati in alcune
aree cuscinetto (prato Budello). Nel parco nazionale dAbruzzo
sono i progetti di realizzazione ed ampliamento di piste per
lo sci che hanno disboscato ampie aree montuose. Stesso problema
nel parco nazionale Foreste Casentinesi, nei siti della Rete
Natura Foresta di Campigna, Foresta la Lama, Monte Falco. Nel
Parco Gran Sasso Monti della Laga il piano darea Montecristo
Scindarella prevede impianti sciistici anche allinterno
di SIC e ZPS, mentre nel parco regionale Sirente Velino sono
gli impianti eolici e i campi da golf le emergenze prevalenti.
Nel Lazio, dove da enti autonomi gli enti parco rischiano la
trasformazione in agenzie, si prevede di realizzare nuove piste
per lo sci nel parco dei Monti Simbruini, mentre nella Riserva
Decima-Malafede in area SIC è prevista la costruzione
di una bretella autostradale del Corridoio Tirrenico Sud. In
Umbria si pensa di affidare la gestione dei parchi alle Comunità
Montane, con altre opere stradali quali il cosiddetto Quadrilatero
nel parco regionale di Colfiorito con una nuova lottizzazione
nel parco fluviale del Tevere. Speculazione edilizia che non
risparmia il parco nazionale dellArcipelago Toscano mentre
nel parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli è
prevista la costruzione di un porto turistico (Marina di Pisa)
con nuove speculazioni edilizie a fini turistici e seconde case.
Nel parco Nazionale del Pollino, la centrale a biomassa Enel
brucerà oltre 350 mila tonnellate di legname da reperire,
in base al parere positivo di incidenza rilasciato dalla Regione
Calabria, nel territorio del parco. Assieme agli incendi ricorrenti,
soprattutto nei mesi estivi, il fabbisogno elevato di biomassa
mina la biodiversità delle foreste per le quali le Regioni
Calabria e Basilicata autorizzano i tagli come è il caso
del parco nazionale della Sila, ove in base a convenzioni tra
comuni e privati viene attualmente prelevata la biomassa per
le centrali del crotonese e del cosentino. Altri problemi riguardano
lo stravolgimento architettonico di monumenti, come il Monastero
S.Maria delle Armi, ove questa volta è addirittura un
centro visita del Parco o a S.Maria di Costantinopoli, sul Fiume
Lao, dove stravaganti restauri hanno sfigurato le caratteristiche
del luogo. Sempre nel Parco Nazionale del Pollino, diversi sono
i progetti di costruzione di impianti eolici che riguardano
le Valli del Lao ed in Basilicata i versanti montuosi del Lagonegrese,
con la minaccia rappresentata dalle compagnie petrolifere che,
oltre in Val dAgri, ove tengono bloccata la perimetrazione
del parco Nazionale Appennino Lucano Val dAgri Lagonegrese,
bussano alle porte del territorio protetto del massiccio calabro
lucano e del parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti
Lucane. Sempre nel P.N. del Pollino la FICK (Federazione Italiana
Canoa e Kaiak) intende restringere in più punti il fiume
Lao per rendere più impetuose le acque mentre a monte,
sempre Enel, vorrebbe realizzare, oltre alla centrale a biomassa,
uno sbarramento artificiale. Sempre in Basilicata, in Val dAgri
cè la spaccabasilicata, una mega opera
stradale (Lauria Candela) inserita nella legge obiettivo
con il stratosferico costo di 9 miliardi di Euro che impatterà
assieme al petrolio sugli ecosistemi del parco e sulle risorse
idropotabili della Valle ed il Lago del Pertusillo (area SIC)
ove la Regione ha bandito un concorso di idee per la costruzione
di un ponte inutile e impattante sullambiente naturale,
mentre lEnel, proprietaria del Lago Grande di Monticchio,
intende vendere larea e la Coca Cola, proprietaria dei
territori delle acque minerali, ipoteca il futuro dellistituendo
parco regionale promesso dalla Regione da oltre 15 anni. Impianti
eolici sono previsti in Calabria nel parco delle Serre, mentre
in Campania, larea marina protetta Punta Campanella è
minacciata dalla costruzione di porti turistici (Massa Lubrense,
Piano di Sorrento). Nel parco regionale dei monti Picentini,
lAcquedotto Pugliese ha in fase di realizzazione la galleria
Pavoncelli bis che, nel raddoppiare la portata dellacquedotto,
prosciugherebbe le sorgenti del Sele e del Calore Irpino, nonostante
lopposizione del parco dei Monti Picentini (vedi i contenuti
del recente provvedimento del Tribunale delle acque che ha bloccato
l'opera), mentre la Gas Plus ha richiesto la costruzione di
un gasdotto che attraverserà numerose aree naturali del
parco. Nel parco regionale del Matese, in Campania, è
labusivismo edilizio a farla da padrone, mentre per il
parco nazionale del Gargano si chiede la riduzione del perimetro
( stessa situazione per il P.N. del Pollino) per permettere
nuovamente la caccia, mentre il cemento dilaga sulle coste protette
del promontorio pugliese. Anche i parchi nazionali di più
recente istituzione si dibattono in problemi come quello dellAlta
Murgia in Puglia, dove le cave e lo spietramento assieme agli
impianti eolici stanno stravolgendo il paesaggio murgico.
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